Una 48enne, ipovedente e affetta da sordità totale, ha denunciato l’uomo, sostenendo di essere stata aggredita verbalmente e spintonata.
Roma – Una 48enne disabile si sarebbe vista rifiutare una corsa in taxi in piazza Mazzini perché era accompagnata dal suo cane guida. La donna, ipovedente e affetta da sordità totale, ha denunciato il tassista, sostenendo di essere anche stata aggredita verbalmente e spintonata. La querela è stata presentata presso il distretto di polizia Salario Parioli.
Al conducente di taxi che ha rifiutato di trasportare una donna disabile con il suo cane, sostiene il Codacons, dovrà essere ritirata la licenza, e l’amministrazione comunale dovrà necessariamente elevare la sanzione prevista dalla legge.
“La vicenda, se saranno confermati i fatti così come denunciati, rappresenta non solo una violazione delle norme vigenti, ma anche una gravissima discriminazione a danno di un cittadino con disabilità“, denuncia il Codacons. La legge n. 37/1974, successivamente integrata dalla legge n. 60/2006, stabilisce il diritto per i cittadini ipovedenti “di farsi accompagnare dal proprio cane guida nei suoi viaggi su ogni mezzo di trasporto pubblico senza dover pagare per l’animale alcun biglietto o sovrattassa“; i soggetti “che impediscano od ostacolino, direttamente o indirettamente, l’accesso ai privi di vista accompagnati dal proprio cane guida sono soggetti a una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da euro 500 a euro 2.500“.
“Il rifiuto del tassista – prosegue il Codacons – integra una violazione non solo delle disposizioni nazionali in tema di trasporto pubblico, ma anche della normativa contro le discriminazioni ai danni dei soggetti disabili. Per tale motivo l’amministrazione comunale, una volta accertati i fatti, dovrà procedere alla sanzione pecuniaria da 2.500 euro e al ritiro della licenza nei confronti del conducente di taxi responsabile dell’episodio. In assenza di provvedimenti in tal senso, il Codacons è pronto a ricorrere in Procura denunciando Roma Capitale per omissione di atti d’ufficio”.