Tricloroetilene e tetracloroetilene superano i limiti di legge da Caserta a Salerno. A rischio non soltanto i pozzi privati, ma anche scuole, cimiteri e reti idriche pubbliche.
Non è un’allerta circoscritta a un comune o a una zona industriale. È una mappa della contaminazione che si estende su quattro province campane, con epicentro nella Terra dei Fuochi e ramificazioni fino all’Avellinese e al Salernitano. Nelle acque sotterranee di decine di comuni della Campania sono stati rilevati livelli fuori norma di due sostanze chimiche altamente pericolose: il tricloroetilene (Tce), classificato come cancerogeno certo e associato a tumori del rene, del fegato e ai linfomi non-Hodgkin, e il tetracloroetilene (Pce), considerato un probabile cancerogeno.
A fotografare la situazione è uno studio dell’Università Federico II di Napoli, che già lo scorso 20 febbraio aveva trasmesso alla direzione regionale una nota urgente chiedendo interventi immediati di sanità pubblica. La Regione Campania ha risposto attivando le Asl territoriali e disponendo un piano di verifiche integrate che coinvolge i settori sanitario, ambientale, veterinario e della filiera agroalimentare.
Il quadro più allarmante emerge dal Casertano, dove Villa Literno registra i picchi di contaminazione più elevati, rilevati ripetutamente tra il 2023 e il maggio 2025. Ciò che rende il dato particolarmente grave è che il problema non riguarda soltanto pozzi privati: le sostanze inquinanti sono state trovate anche in siti istituzionali come l’ufficio anagrafe, lo stadio comunale, il cimitero, la scuola Don Lorenzo Milani e persino il comando dei carabinieri. Altri comuni casertani con superamenti accertati sono Aversa, Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno e Succivo, delineando quella che la Regione stessa definisce una pluralità di criticità diffuse.
Nel Napoletano i superamenti riguardano Acerra, Giugliano in Campania, Boscoreale e Striano. Ad Acerra, in particolare, i valori di Tce destano una preoccupazione che va oltre i dati analitici: si tratta di un territorio dove determinate tipologie di tumori sono già presenti da anni con frequenza anomala e la correlazione con le sostanze rinvenute nelle falde non è più ignorabile.
In provincia di Avellino il fenomeno è concentrato nel comune di Montoro e presenta, secondo la Regione, profili di particolare sensibilità: qui la contaminazione non riguarda solo pozzi isolati ma ha raggiunto la rete idrica, i filtri, i serbatoi e i partitori. I valori fuori norma sono emersi già nel corso del 2025 e continuano a ripetersi con costanza. Nel Salernitano, infine, i comuni di Scafati, Angri e Sarno risultano coinvolti con superamenti registrati già nel primo trimestre del 2024.
Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda riguarda le possibili ricadute sulla filiera alimentare. Molte delle aree interessate sono a forte vocazione agricola: l’uso di acque contaminate per l’irrigazione potrebbe tradursi in un’esposizione indiretta per i consumatori, attraverso frutta, ortaggi e prodotti trasformati. A questo si aggiunge il rischio di bioaccumulo negli ecosistemi e quello di un’esposizione diretta per chi attinge a pozzi privati non monitorati, ignaro della qualità dell’acqua che utilizza quotidianamente.
Una vera e propria corsa contro il tempo in una terra che da decenni paga il prezzo più alto dell’inquinamento ambientale.