Ritrovata l’auto abbandonata vicino al confine sloveno. Gli investigatori valutano anche l’ipotesi di sequestro.
Udine – Da quasi tre settimane di Sonia Bottecchiari e dei suoi due figli adolescenti sembra essersi persa ogni traccia. La donna, 49 anni, è sparita insieme ai ragazzi di 14 e 16 anni dopo essere partita da Castell’Arquato, nel Piacentino. Da quel momento, silenzio totale. Nessuna telefonata, nessun messaggio. Il nulla.
Il punto da cui tutto ha iniziato a prendere una piega ancora più inquietante è Tarcento, in provincia di Udine. Qui, il 6 maggio, è saltata fuori la loro auto, lasciata in un parcheggio come se qualcuno l’avesse abbandonata in fretta e furia. Da allora i soccorritori stanno battendo la zona palmo a palmo: boschi, sentieri, montagne, perfino le aree vicino al confine sloveno. In campo ci sono vigili del fuoco, elicotteri, droni e squadre che non stanno lasciando nulla al caso. Insomma, si cerca ovunque, perché la faccenda si fa ogni giorno più delicata.
Nel frattempo la Procura di Piacenza continua a muoversi sul fascicolo aperto inizialmente per sottrazione di minori. Però sul tavolo degli investigatori starebbe prendendo quota un’altra ipotesi, molto più pesante: sequestro di persona. E qui cambierebbe tutto. Gli inquirenti potrebbero mettere sotto la lente telefoni, computer, spostamenti, contatti e pezzi della vita della donna che finora erano rimasti sullo sfondo.
Anche i carabinieri di Udine stanno cercando di ricostruire il puzzle. Controllano telecamere, verificano avvistamenti, seguono segnalazioni arrivate dopo la diffusione delle foto dei tre scomparsi. Ma, almeno per ora, è come cercare un ago in un pagliaio: tante piste, nessuna davvero utile.
In Friuli è arrivato anche Yuri Groppi, ex marito della donna e padre dei ragazzi. Sta partecipando alle ricerche e prova a parlare direttamente ai suoi figli e alla madre. Dice di non sapere cosa sia successo, ma lancia un messaggio molto chiaro: se avete fatto qualcosa più grande di voi, si sistema tutto, basta farvi vivi. Un appello che sa di paura, ma anche di speranza.
L’ultima volta che qualcuno li ha sentiti era la sera del 20 aprile. Uno dei ragazzi aveva chiamato il padre dicendo che stavano andando verso un campeggio a Gemona. Peccato che lì non siano mai arrivati. Nessuna prenotazione, nessuna traccia del loro passaggio. Come se si fossero dissolti nel nulla.
C’è poi un dettaglio che lascia parecchi interrogativi aperti. La figlia maggiore aveva scritto a una compagna di scuola per chiedere informazioni su una verifica. Un messaggio normalissimo, da adolescente qualunque. La risposta dell’amica, arrivata il giorno dopo, però non risulta mai letta.
E intanto saltano fuori particolari che rendono il quadro ancora più strano. Prima di partire, Sonia avrebbe acquistato ricetrasmittenti, filo da pesca e persino sale per attirare animali selvatici. Materiale che fa pensare a qualcuno intenzionato a cavarsela nei boschi, lontano da tutto e da tutti. Ma nell’auto ritrovata non c’era niente. Sparita anche la tenda da campeggio.
A questo punto gli investigatori non escludono più nulla. Nemmeno che, dopo aver lasciato la macchina, i tre abbiano incontrato qualcuno. E da lì, magari, sia cambiato tutto.