In due mesi i prezzi di carburanti, bollette e alimentari sono schizzati verso l’alto. Il Codacons stima un impatto annuo di 926 euro per nucleo familiare. La BCE avverte: più dura il conflitto, peggio andrà.
Dal Medio Oriente alla spesa del supermercato, il passo è più breve di quanto si vorrebbe. A due mesi dall’avvio dell’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, lo scorso 28 febbraio, gli effetti economici del conflitto si fanno sentire nelle tasche degli italiani con una concretezza che i numeri rendono difficile ignorare.
Il Codacons ha calcolato che, a parità di consumi, una famiglia media deve mettere in conto una spesa aggiuntiva di 926 euro su base annua. Il motore di questo rincaro è l’energia: i combustibili liquidi sono cresciuti di oltre un terzo in sessanta giorni, il gasolio del 23%, la benzina del 6,2%. Le bollette del gas sono salite del 13% rispetto a febbraio, quelle dell’elettricità del 5,2%. E poiché trasportare le merci costa di più, i prezzi hanno fatto effetto domino sugli scaffali: frutta di bosco su del 16%, legumi quasi del 10%, ortaggi e pomodori dell’8,6%.
I dati Eurostat confermano la tendenza a livello continentale: l’inflazione nell’eurozona ad aprile dovrebbe attestarsi al 3%, con la componente energetica che balza al 10,9% su base annua dal 5,1% di marzo. L’Italia si colloca al 2,9%, quasi il doppio rispetto all’1,6% registrato il mese precedente.
La Banca Centrale Europea ha scelto per ora di non toccare i tassi, fermi rispettivamente al 2%, 2,15% e 2,40%, ma ha avvertito che i rischi inflazionistici si sono intensificati. Il messaggio è chiaro: più il conflitto si prolunga, più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il danno per l’economia europea.
Sul fronte carburanti, la fine temporanea del taglio delle accise ha fatto sentire i suoi effetti quasi immediatamente: tra il 30 aprile e il 3 maggio la benzina è passata da 1,746 a 1,890 euro al litro in modalità self service, con un rincaro di 15 centesimi. Il gasolio è rimasto sostanzialmente stabile intorno ai 2,05 euro.
Nel frattempo Giorgia Meloni si prepara a una missione in Azerbaigian per tentare di diversificare le forniture di gas, ma gli esperti sono scettici: con le infrastrutture esistenti, eventuali aumenti di forniture non potrebbero arrivare in tempi rapidi. Una soluzione a lungo termine, dunque, mentre il costo della guerra continua a salire ogni giorno.