La Procura ha chiesto il rito che salta l’udienza preliminare per Gianluca Soncin, il 53enne accusato del delitto. Indagini in corso anche sulla profanazione della tomba.
Milano – Settantasei coltellate. Non le trenta e oltre dei primi esiti autoptici, ma settantasei: è il dato definitivo emerso dalla relazione finale dell’autopsia depositata nelle scorse settimane e restituisce nella sua interezza la ferocia con cui Pamela Genini, 29 anni, è stata uccisa la sera del 14 ottobre nella sua casa del quartiere Gorla, a Milano.
A farlo è stato Gianluca Soncin, 53 anni, il suo ex compagno. Quell’uomo che per un anno e mezzo l’aveva minacciata di morte, picchiata in albergo all’Elba tentando di buttarla dal balcone, rotto un dito a Cervia facendola finire in ospedale. Un uomo da cui Pamela era riuscita a separarsi e che non aveva accettato la fine della relazione. Quella sera Soncin era entrato nell’appartamento usando una copia delle chiavi che si era procurato di nascosto e l’aveva aggredita colpendola anche sul terrazzo, sotto gli occhi di alcuni vicini che avevano assistito alla scena.
Gli ultimi messaggi che Pamela scrisse al suo amico Francesco Dolci raccontano quei minuti come in una cronaca disperata. Alle 21.45: “Ho paura, ti rendi conto di cosa ha fatto”. Alle 21.46: “Questo è matto completamente non so che fare”. Alle 21.52, l’ultimo: “Teso che faccio?”. Dolci aveva già chiamato la polizia e stava arrivando. Le scrisse di aprire. Non ricevette più risposta.
Soncin è in carcere con le accuse di omicidio premeditato, aggravato da futili motivi e crudeltà. La Procura di Milano, guidata nell’inchiesta dalle Pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo, ha ora chiesto il processo con rito immediato, saltando la fase dell’udienza preliminare. Nella richiesta è stata esclusa l’aggravante dello stalking, pur essendo il contesto persecutorio ampiamente documentato agli atti. Per Soncin si profila l’ergastolo.
Il caso presenta un ulteriore, inquietante capitolo. Nei mesi scorsi è emerso che la salma di Pamela era stata profanata: il cadavere è stato trovato decapitato. La Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo per fare luce su questa vicenda macabra, che si aggiunge a una storia già segnata da orrore e da una domanda che non lascia pace: il codice rosso poteva scattare prima. Quando Pamela si era presentata in ospedale dopo uno dei pestaggi, aveva raccontato tutto e compilato il questionario antiviolenza. Non bastò.