Il tribunale ha inflitto dieci anni complessivi ai vertici della First Aid, molto meno dei 48 chiesti dall’accusa. Per due anni stop agli appalti pubblici, nemmeno con prestanome.
Pavia – Quarantotto anni di carcere chiesti, dieci inflitti, uno degli imputati assolto. Il tribunale di Pavia ha chiuso il primo grado del processo sull’appalto da 2,3 milioni di euro per il trasporto sanitario interno agli ospedali dell’Asst di Pavia, affidato nel 2016 alla cooperativa First Aid. Le accuse erano pesanti: turbativa d’asta, caporalato, associazione per delinquere, frode nelle pubbliche forniture. La sentenza lo è molto meno.
Il collegio presieduto dalla giudice Elena Stoppini ha condannato i tre ex amministratori di fatto della cooperativa, Antonio Calderone a tre anni, Francesco a tre anni e sei mesi, la sorella Concetta a due anni e due mesi, con pene molto distanti dalle richieste della procura, che per ciascuno di loro aveva chiesto tredici anni e mezzo.
Pena sospesa per Luciano Saccomando, ex consigliere del cda. L’unico assolto è Luca Ferraiuolo, responsabile della centrale operativa: il fatto contestatogli, secondo i giudici, non c’è. A Francesco Calderone sono state concesse le attenuanti generiche, nonostante i precedenti, che hanno compensato l’aggravante legata alle condizioni imposte ai lavoratori: turni quasi raddoppiati, ore straordinarie mai pagate, controlli asfissianti.
Un sistema che metteva a rischio anche i pazienti trasportati, secondo l’accusa, a causa dello stato di esaurimento dei dipendenti. I condannati dovranno inoltre risarcire le parti civili costituite, l’Asst di Pavia e l’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche.
La storia dei Calderone nel mondo del soccorso lombardo dura da circa vent’anni e ha sempre lasciato strascichi di polemiche. Le altre associazioni di categoria li accusavano da tempo di vincere le gare praticando prezzi impossibili, sostenuti dallo sfruttamento di chi lavorava a bordo delle loro ambulanze. Nonostante le contestazioni e le condanne maturate altrove, la loro rete si era espansa fino a coprire appalti di rilievo: i trasporti interni al Policlinico di Milano e al San Matteo di Pavia, le convenzioni con l’Areu.
Nel frattempo la ragione sociale cambiava in continuazione, First Aid, Heart Life Croce Amica, Italy Emergenza, Croce Maria Bambina, rendendo difficile tracciare con precisione i confini di un sistema che restava però sempre nelle stesse mani.
Oggi quegli spazi si sono ridotti. L’appalto del Policlinico è passato ad altri, First Aid non figura più tra i soggetti convenzionati con l’Areu. E la sentenza aggiunge un ulteriore vincolo: per due anni i Calderone non potranno accedere ad appalti pubblici, nemmeno attraverso prestanome, una clausola che il tribunale ha ritenuto necessario esplicitare.
Resta aperto il parallelo filone processuale che vedeva tra gli imputati l’ex direttore generale dell’Asst Michele Brait, prosciolto a dicembre 2024 insieme ad altri tre. Il Pm Valli ha impugnato la decisione in Cassazione.