Il taglio di 20 centesimi previsto dal governo Meloni per fronteggiare la crisi del greggio viene applicato a macchia di leopardo. Madrid sceglie la strada dell’Iva.
Il decreto è arrivato esattamente una settimana fa, ma alle stazioni di servizio non se ne vede ancora l’effetto. Il governo Meloni ha tagliato di 20 centesimi le accise sui carburanti per arginare i rincari del petrolio sui mercati internazionali, sconvolti dalle tensioni militari tra Stati Uniti, Israele e Iran e dal conseguente blocco nello stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20 per cento del traffico mondiale di greggio. Eppure, a distanza di giorni, il risparmio alla pompa resta per molti automobilisti ancora sulla carta.
A denunciarlo sono le associazioni di categoria. L’autotrasporto con Ruote Libere parla di “prezzi sostanzialmente invariati” rilevati presso diversi distributori. Stesso allarme dal Codacons, secondo cui il taglio deciso dall’esecutivo “ancora non si è visto alla pompa”. Un’applicazione a macchia di leopardo che alimenta la frustrazione di chi sperava in un sollievo immediato al momento del rifornimento.
Diversa la strada scelta dalla Spagna. Il governo socialista di Pedro Sanchez, che può contare su un’economia in crescita, ben lontana dalla stagnazione italiana, ha optato per un intervento strutturale: taglio dell’Iva sui carburanti dal 21 al 10 per cento ed eliminazione dell’imposta speciale sugli idrocarburi, per un calo stimato tra i 30 e i 40 centesimi al litro su benzina e diesel.
Misure che il Consiglio dei ministri spagnolo avrebbe già approvato. Madrid interviene anche sull’elettricità, con la cancellazione della tassa speciale del 5 per cento e la riduzione dell’imposta sulla produzione energetica, oltre al rafforzamento del bonus sociale per le famiglie vulnerabili.
Intanto, sul fronte energetico italiano, l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi ha annunciato che, in caso di greggio stabilmente sopra i 90 dollari al barile o di forti rialzi del gas, la società distribuirà il 100 per cento del flusso di cassa aggiuntivo come dividendo straordinario agli azionisti.