Sequestrato patrimonio da 36,5 milioni a Patrizia Gianferrari, tra case, auto di lusso e società usate per ottenere finanziamenti illeciti.
Bologna – Un patrimonio milionario, tra ville, auto di lusso e orologi pregiati, accumulato da una donna con redditi ufficiali esigui, talvolta inferiori al minimo vitale. È quanto emerso dall’operazione della Guardia di Finanza di Bologna che ha sequestrato a Patrizia Gianferrari beni per un valore di 36,5 milioni di euro, comprendenti anche società attive nel commercio di materie plastiche, ferro e nel settore immobiliare. L’indagine, coordinata dalla Procura di Reggio Emilia, ha portato all’emissione del provvedimento dal Tribunale di Bologna e ha coinvolto reparti delle Fiamme Gialle da tutta Italia, da Roma a Milano, da Firenze a Potenza.
La 69enne, nata a Sassuolo e residente da anni in provincia, è già nota alle Procure di mezza Italia, con condanne definitive per reati come assegni a vuoto, bancarotta fraudolenta e utilizzo sistematico di società intestate a prestanome per ottenere finanziamenti, anche garantiti dallo Stato, poi destinati a scopi personali. Tra i prestanome figurano anche persone beneficiarie del Reddito di cittadinanza. Le indagini hanno evidenziato un percorso criminale costante negli ultimi 35 anni, senza alcun provento riconducibile a attività lecite. La Guardia di Finanza ha definito Gianferrari socialmente pericolosa per la sua condotta di delinquenza economica.
Il sequestro ha riguardato 38 immobili e terreni nelle province di Reggio Emilia, Modena, Rimini, Milano, Lodi e Padova, tra cui una villa con piscina sulla costa romagnola, cinque auto di lusso come Porsche, Range Rover e Audi, 19 orologi di marca (Patek Philippe, Rolex, Omega, Cartier), 94 conti correnti, 12 quote societarie e 147.200 euro in contanti. Il patrimonio appare sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, confermando l’origine illecita delle disponibilità economiche.
Secondo i vertici della Guardia di Finanza, il sequestro rappresenta il primo passo di un percorso finalizzato alla confisca, frutto dell’integrazione tra l’analisi delle banche dati e l’attività investigativa tradizionale, con pedinamenti e verifiche sul territorio.