Razziavano gioielli e contanti dai cadaveri: 7 dipendenti comunali verso il processo

Secondo la Procura, gli addetti approfittavano dei momenti in cui i parenti venivano allontanati per svuotare cassetti e portagioie.

Milano – C’è un momento preciso in cui scatta la truffa. Gli operai entrano nella casa del defunto, guardano i familiari in lacrime e pronunciano la frase studiata a tavolino: “È meglio che vadano nell’altra stanza, la movimentazione della salma è brutta da vedere”. I parenti obbediscono, sopraffatti dal dolore e dallo shock. E in quei minuti di solitudine rubata, mentre il morto viene preparato per il trasporto, partono le mani verso armadi, cassetti, comodini. Portagioie svuotati, portafogli alleggeriti, fedi nuziali sfilate dalle dita irrigidite.

Sette dipendenti comunali del Cimitero Maggiore di Milano e dell’obitorio civico rischiano ora il processo per aver trasformato il trasporto delle salme in un sistema di rapina organizzata ai danni dei morti e delle loro famiglie. Il Pm Antonio Cristillo ha chiesto il rinvio a giudizio con accuse che vanno dal furto alla ricettazione fino al favoreggiamento. L’udienza preliminare è fissata per martedì.

Le indagini della Polizia Locale hanno ricostruito un ambiente degradato dove regna “un clima di reticenza e omertà tra i dipendenti dell’obitorio civico”. Un silenzio ferreo che solo le confessioni di chi ha deciso di collaborare sono riuscite a rompere. Gli imputati hanno tra i 31 e i 60 anni, tutti operai comunali addetti al trasporto dei cadaveri. Quasi tutti sono stati già trasferiti in uffici amministrativi lontani dai servizi cimiteriali.

Uno degli indagati, oggi dimissionario, ha spiegato agli agenti della Squadra Interventi come funzionava il meccanismo: “Quando entri negli appartamenti, dici ai parenti di andare nell’altra stanza, perché la movimentazione della salma è brutta da vedere. In quel momento si aprono armadi e cassetti”. Il dolore e lo sconvolgimento dei familiari garantivano libertà di azione. Nemmeno la presenza delle forze dell’ordine rappresentava un ostacolo: “Anche se ci sono i carabinieri, spesso ci lasciano soli perché l’odore è devastante”.

Un episodio emblematico emerge dagli atti dell’inchiesta. In un’abitazione a Rogoredo, mentre tre operai spostavano un corpo dal letto, è spuntato un tesoro nascosto: “Eravamo in tre, i due colleghi con me hanno aperto un portagioie e hanno preso due anelli. Una volta, quando io non c’ero, sono tornati con il portafoglio gonfio di soldi, nascosti sotto il materasso”.

I proventi venivano divisi immediatamente sul posto. In un caso si parla addirittura di 1.100 euro a testa. L’oro invece finiva nei Compro Oro della provincia, dove i controlli sui documenti erano spesso inesistenti o facilmente aggirati. Le cifre incassate erano ridicole rispetto al valore reale. Un orecchino sfilato a un cadavere nel salone di osservazione dell’obitorio è stato rivenduto in viale Corsica per appena 37 euro, come ha ammesso candidamente uno degli indagati agli investigatori.

Ma dentro l’obitorio civico non tutti partecipavano al sistema. Alcuni colleghi hanno iniziato a parlare, descrivendo un ambiente tossico dove “non tutti sono onesti”. Un testimone ha indicato i capi del giro come “brutte persone” da cui molti temevano ritorsioni.

La confessione più dettagliata è arrivata proprio da uno degli imputati, che ha deciso di collaborare con gli inquirenti. Ha raccontato episodi precisi, nomi, luoghi, modalità operative. Ha spiegato come il gruppo si fosse consolidato nel tempo costruendo un metodo efficace: approfittare del momento più vulnerabile delle famiglie, quello in cui il dolore impedisce qualsiasi lucidità, per compiere furti che quasi mai venivano denunciati perché i parenti nemmeno si accorgevano di quanto era sparito.

Le indagini hanno fotografato un degrado che va oltre i singoli furti. C’è un’omertà radicata che ha permesso al sistema di funzionare per anni. C’è la consapevolezza diffusa di cosa stesse accadendo anche tra chi non partecipava direttamente. C’è la paura di denunciare colleghi considerati pericolosi. E c’è l’abitudine a considerare normale una pratica criminale che violava la dignità dei morti e delle loro famiglie nel momento più straziante.

Il Comune di Milano, dopo l’esplosione del caso, ha avviato trasferimenti immediati per allontanare gli indagati dal contatto con le salme.