Va in ospedale col neonato morto nel sacchetto: è indagata per infanticidio

“Non sapevo di essere incinta”, è la versione della donna. Secondo la prima ricognizione del medico legale il feto era quasi all’ottavo mese.

Livorno – E’ indagata per infanticidio la donna che si è presentata al pronto soccorso dell’ospedale di Cecina stringendo tra le mani un fagotto drammatico: dentro una semplice busta di nylon, il corpo senza vita di un neonato. Con lei, una trentenne originaria della provincia di Milano e trasferitasi in Toscana per lavoro, c’era il compagno. Prima ai medici e poi ai poliziotti ha ripetuto la stessa, sconvolgente versione: non sapeva di aspettare un bambino. Eppure quella creatura, secondo i primi rilievi, era prossima al termine della gravidanza.

Il dramma si è consumato all’alba di giovedì, nella casa di Donoratico dove la coppia vive ormai da anni. La donna ha iniziato ad avvertire forti dolori addominali mentre il compagno dormiva ancora. Convinta di avere a che fare con una banale indigestione, si è chiusa in bagno. È lì, nel water, che ha partorito, senza – è la sua versione – rendersi conto di quello che stava accadendo al suo corpo.

Poi la corsa disperata in ospedale. I due giovani sono saliti in auto e hanno percorso i pochi chilometri che li separavano dal pronto soccorso di Cecina, con il piccolo avvolto nella busta di plastica. Ma per il neonato non c’era già più nulla da fare: all’arrivo non respirava più, e il medico di turno ha potuto solo constatarne il decesso. La madre, sotto choc, è stata ricoverata e posta sotto osservazione, mentre dalla struttura partiva la segnalazione alle forze dell’ordine.

Sul caso ha aperto un’inchiesta la Procura di Livorno, guidata da Maurizio Agnello. Il sostituto procuratore Ezia Mancusi ha disposto l’autopsia, che dovrà rispondere alla domanda cruciale: il bimbo era vivo o morto quando è venuto alla luce? La donna è indagata per infanticidio, mentre è al vaglio la posizione del convivente, che l’ha accompagnata in ospedale, per un eventuale concorso; previsti anche accertamenti sulla paternità.

Resta il nodo più difficile da sciogliere: come hanno fatto, entrambi, a non accorgersi di nulla? La trentenne ha riferito di prendere la pillola e di non avere più il ciclo da marzo, circostanza che a giugno l’avrebbe spinta a una visita, durante la quale il ginecologo avrebbe però escluso la gravidanza. Secondo la prima ricognizione del medico legale il feto era quasi all’ottavo mese.

Sgomento nella comunità di Donoratico, dove la coppia è conosciuta e lavora come camerieri in un locale. “L’ho vista al lavoro sabato scorso, non avrei mai pensato che fosse incinta – ha raccontato una cliente –. Avevo notato qualche chilo in più, ma pensavo solo che lei, da sempre magrissima, fosse soltanto ingrassata un po’”.