Tir in rivolta, scaffali vuoti anche a Roma e Milano: l’Italia resta senza frutta e benzina

La protesta contro il caro gasolio non si ferma. La Sicilia revoca il fermo, ma nel resto del Sud i blocchi vanno avanti fino al 27 ottobre.

Roma – Prima i banchi della frutta, poi il frigo del latte, infine le pompe di benzina. La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante, partita dal Sud, ha rotto gli argini e risale lo Stivale, svuotando gli scaffali dei supermercati anche nel Lazio e in Lombardia. Frutta, verdura, latte, latticini, carne, pane e salumi arrivano a singhiozzo o non arrivano affatto, mentre i distributori restano a secco e le autocisterne viaggiano scortate dalla polizia. Dopo giorni di presidi ai caselli, gli italiani cominciano a fare i conti con il carrello vuoto.

La regione più colpita resta la Puglia, dove secondo Eni un impianto su sei è senza carburante e la grande distribuzione sta raschiando il fondo delle scorte. In Campania il quadro non è migliore: “Nei supermercati entro domani non ci sarà nulla, nessun prodotto fresco. Si rischia la paralisi anche per le farmacie“, avverte Vincenzo Schiavo, presidente regionale di Confesercenti. E l’emergenza arriva fino al mare: Caremar, che collega le isole del Golfo di Napoli, ha chiesto a Regione e Prefettura un piano d’emergenza per il gasolio dei traghetti. “Da domani inizieranno sicuramente dei disservizi”, ammette il dirigente Vincenzo Ponti.

Il contagio ha ormai superato i confini del Mezzogiorno. Al Centro agroalimentare di Roma scarseggiano peperoni, melanzane, pomodori e uva da tavola, con l’offerta ridotta che spinge in alto i prezzi all’ingrosso e costringe a ricorrere alle importazioni. In Lombardia frutta e verdura dal Sud arrivano in ritardo o col contagocce, e le stime parlano di rincari fino al 20%. In Puglia la spesa diventa un salasso: zucchine oltre i 3 euro al chilo, banane sopra i 2,5 euro e pomodori che in alcuni punti vendita toccano i 10 euro al chilo.

Nel Cosentino “le scorte di uova e farina sono completamente terminate”, racconta il responsabile di tre supermercati, mentre yogurt e formaggi freschi rischiano di finire nella spazzatura. Anche il basso Lazio è in trincea: i Tir hanno presidiato i caselli di Frosinone e Ferentino sulla A1, mandando in tilt la superstrada, e in provincia di Latina si formano lunghe code ai distributori.

Alla base della rivolta c’è un gasolio che ha sfiorato i 2,3 euro al litro. Il governo ha messo sul piatto 480 milioni di aiuti immediati, ma il ministro Matteo Salvini non fa sconti: “Capiamo la sofferenza, ma i blocchi illegali danneggiano milioni di lavoratori”. La Sicilia ha revocato il fermo come segnale di apertura, mentre in Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Molise i presidi proseguiranno almeno fino al nuovo vertice del 27 ottobre.

Per Federdistribuzione, se lo stop finisse oggi, servirebbero due o tre giorni per tornare alla normalità. Il problema è che, per ora, nessuno sa quando finirà.