Secondo il Coordinamento, sui risultati scolastici pesa anche lo svantaggio socioeconomico. Dubbi sull’applicazione del limite del 30%.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nel dibattito sulla presenza degli studenti con background migratorio nelle scuole italiane e sulle nuove disposizioni relative alla composizione delle classi, ritenendo necessario ricondurre il confronto a una lettura completa delle evidenze disponibili e alle condizioni concrete nelle quali le scuole saranno chiamate ad applicare la normativa.
La conoscenza della lingua italiana rappresenta indubbiamente un fattore essenziale per l’apprendimento. Una competenza linguistica ancora insufficiente può rallentare l’acquisizione dei contenuti disciplinari, rendere più complessa la partecipazione alla vita scolastica e richiedere un maggiore impegno didattico. È quindi ragionevole che la politica scolastica consideri prioritario il rafforzamento dell’italiano, soprattutto per gli studenti di recente immigrazione.
Il punto, tuttavia, è comprendere quale sia l’effettivo peso della variabile linguistica e quanto essa si intrecci con altre condizioni che incidono sui risultati. I dati OCSE mostrano un quadro più complesso di quello che emerge quando il fenomeno viene ricondotto alla sola presenza numerica degli studenti di origine migratoria.
In Italia, secondo PISA 2022, gli studenti con background migratorio rappresentavano l’11% dei quindicenni partecipanti all’indagine. Tra questi, il 52% apparteneva alla fascia socioeconomicamente svantaggiata, a fronte del 25% rilevato nell’intera popolazione studentesca considerata. Si tratta di una differenza rilevante, perché indica che origine migratoria e svantaggio economico tendono frequentemente a sovrapporsi e che il rendimento non può essere interpretato prescindendo dalle condizioni di partenza.
Lo stesso emerge dall’analisi dei risultati. In matematica, in Italia, il divario iniziale tra studenti senza e con background migratorio era pari a 30 punti. Una volta considerato il profilo socioeconomico, la differenza non risultava più statisticamente significativa. Anche nella lettura il divario iniziale, pari a 31 punti, perdeva significatività dopo l’aggiustamento per le condizioni socioeconomiche.
Il quadro internazionale conferma la necessità di questa cautela. Nella media OCSE, la distanza in matematica tra studenti con e senza background migratorio scendeva da 29 a 15 punti considerando lo status socioeconomico e si riduceva ulteriormente a 5 punti quando nell’analisi veniva inclusa anche la lingua parlata in famiglia.
Questi dati non ridimensionano l’importanza dell’apprendimento dell’italiano. Al contrario, indicano la necessità di intervenire in maniera più precisa. Una difficoltà linguistica richiede una risposta linguistica; uno svantaggio economico richiede risorse capaci di compensare una minore disponibilità di opportunità educative; una concentrazione territoriale delle fragilità richiede una programmazione della rete scolastica adeguata alla realtà sociale nella quale gli istituti operano.
È in questa prospettiva che deve essere esaminato il limite del 30% previsto per gli studenti che non possiedono un’adeguata conoscenza della lingua italiana. La soglia può costituire uno strumento di organizzazione della composizione delle classi, ma la sua efficacia dipenderà inevitabilmente dalle modalità di applicazione e dalle caratteristiche dei territori.
Il primo problema riguarda la corretta individuazione dei destinatari. La cittadinanza straniera non coincide necessariamente con una competenza linguistica insufficiente, così come il background migratorio non identifica una condizione scolastica uniforme. Uno studente arrivato recentemente in Italia presenta esigenze differenti rispetto a chi ha svolto nel nostro Paese l’intero percorso scolastico. Se il criterio individuato dalla norma è la conoscenza dell’italiano, sarà quindi essenziale disporre di parametri omogenei che consentano alle scuole di valutarla senza trasformare l’origine dello studente in un indicatore sostitutivo della sua effettiva preparazione linguistica.