Un mondo sommerso fatto di annunci online, sconosciuti arrivati da fuori regione e sostanze capaci di cancellare perfino il senso del tempo.
Pesaro – C’è un’anonima tavernetta, in una frazione tranquilla alle porte di Pesaro, che per mesi si è trasformata nel teatro di festini a luci rosse a base di sesso e droga sintetica. Un mondo sommerso fatto di annunci online, sconosciuti arrivati da fuori regione e sostanze capaci di cancellare perfino il senso del tempo. A squarciare il velo su quel giro è stato il caso disperato di un professore universitario, finito in rianimazione in preda alle allucinazioni, convinto di essere perseguitato mentre vedeva cose che non esistevano.
Tutto comincia nella prima metà di settembre, quando il docente arriva in ambulanza al pronto soccorso del San Salvatore, completamente disorientato. Nei rari momenti di lucidità confessa ai medici di aver assunto la Mdpv, la cosiddetta “droga del sesso”: uno psicostimolante che abbatte i freni inibitori e stravolge la percezione della realtà. Le allucinazioni non si fermano, e i sanitari lo trasferiscono in rianimazione, dove resterà per giorni sospeso tra la vita e il delirio.
Scampato all’overdose, il professore diventa senza saperlo l’innesco di un’inchiesta. Gli uomini della Squadra mobile della Questura di Pesaro, coordinati dal dirigente Paolo Badioli, ricostruiscono a ritroso ogni passaggio e risalgono a una tavernetta dell’Apsella, frazione di Montelabbate. Lì, secondo gli investigatori, una coppia organizzava i raduni erotici tramite annunci sui siti di incontri, richiamando partecipanti anche da fuori provincia e fuori regione.
Il 14 ottobre scatta il blitz. Gli agenti irrompono nella taverna e interrompono un sex party in corso tra il padrone di casa, un 40enne napoletano con precedenti, la compagna brasiliana di 45 anni, ex estetista, e una donna trans. Proprio quest’ultima, interrogata, giura di essere arrivata “cinque minuti prima”. In realtà si trovava lì da oltre dieci ore e non ricordava nulla: la prova lampante di quanto quella droga disintegrasse la mente.
Nella perquisizione spunta un piccolo arsenale: 24 grammi di Mdpv, dodici pasticche di ecstasy, altre polveri da analizzare, 3mila euro in contanti e, soprattutto, mille capsule vuote usate per confezionare la sostanza come se fossero innocui integratori. Trovate anche le pipette con cui la polvere veniva riscaldata e inalata.
Per i due è scattato l’arresto per detenzione ai fini di spaccio. L’uomo deve rispondere anche di lesioni: sarebbe stato lui a cedere, dietro pagamento, la dose che ha quasi ucciso il professore. Davanti al Gip il 40enne, assistito dall’avvocato Pamela Pasquini, si è avvalso della facoltà di non rispondere; la compagna, difesa dall’avvocato Francesco Coli, ha negato lo spaccio sostenendo che ai festini “ognuno portava la propria droga”. Il Gip ha convalidato gli arresti e per entrambi ha disposto il carcere.



