La paura dello sciopero ha spinto decine di automobilisti verso furti improvvisati e pericolosi travasi fai-da-te.
Napoli – L’improvvisa penuria di carburante e la tensione innescata dallo sciopero degli autotrasportatori hanno risvegliato nell’hinterland napoletano metodi di sopravvivenza d’altri tempi, sfociati in casi di microcriminalità e in una singolare emergenza medica. L’episodio simbolo di questa psicosi collettiva si è consumato nelle strade del quartiere Pianura, dove i carabinieri hanno sorpreso un trentantacinquenne nell’atto di scassinare il bocchettone di un’utilitaria in sosta. Equipaggiato con un kit improvvisato fatto di tenaglie, tanica e tubo di gomma, l’uomo cercava disperatamente di prosciugare il serbatoio altrui per alimentare la propria vettura rimasta a secco.
Se il tentativo di furto rappresenta il risvolto giudiziario del blackout dei rifornimenti, c’è un secondo fenomeno, più strisciante e diffuso, che ha messo a dura prova le strutture sanitarie della città. Nell’arco di appena quarantotto ore, il Centro Antiveleni dell’ospedale Cardarelli ha registrato una ventina di accessi per intossicazione da idrocarburi. A ricorrere alle cure dei medici sono stati automobilisti che, nel tentativo di travasare la benzina accumulata durante la corsa alle scorte, hanno aspirato a bocca il carburante attraverso condotti di plastica.
L’ingestione involontaria di piccole dosi di benzina, conseguenza diretta di tecniche di travaso arcaiche e prive di qualsiasi misura di sicurezza, dimostra come la percezione dell’emergenza possa spingere a comportamenti sconsiderati. La combinazione tra il blocco della logistica e la paura di rimanere paralizzati ha così generato un doppio binario d’allarme: da una parte la necessità di tutelare i veicoli parcheggiati dai raid notturni, dall’altra l’effetto psicologico di una corsa all’accaparramento che finisce per spedire le persone direttamente in ospedale.



