Già arrestato dopo la denuncia ma tornato libero su cauzione, Hamouda è stato condannato a un anno per aggressione al viceconsole di Hurghada.
Il Cairo – Tamer Hamouda, l’ex marito di Nessy Guerra, sarebbe latitante. Questo è quanto riportato dalla giovane sanremese in un’intervista al Corriere. L’uomo, già noto per episodi di violenza e minacce nei confronti dell’ex coniuge, sarebbe stato protagonista di un‘aggressione nei confronti del viceconsole onorario di Hurghada, Orazio Gioacchini. Prima arrestato, dopo la denuncia di Gioacchini, poi rimesso in libertà grazie al pagamento della cauzione, Hurghada è stato infine condannato, ma risulterebbe irreperibile.
Secondo quanto ricostruito da Nessy, Tamer si sarebbe presentato insieme alla madre al consolato e avrebbe minacciato di far sparare alle gambe di Gioacchini se non avesse ottenuto dei soldi. Nessy Guerra, nell’intervista, riferisce delle ricerche da parte della polizia e precisa che, qualora l’egiziano venisse arrestato, potrebbe evitare la detenzione immediata per la possibilità di pagare la cauzione, proprio come avvenuto lo scorso giugno. Oltre alla pena, precisa la donna, l’ex coniuge dovrebbe pagare anche una multa di 170mila sterline egiziane, l’equivalente di 170 euro.
Alla condanna di Tamer, si aggiunge la condotta pericolosa nei confronti di Nessy che va avanti oramai da tre anni. La donna continua a nascondersi insieme alla figlia Aisha, temendo eventuali ripercussioni da parte del marito. Aisha non può lasciare l’Egitto fin quando la causa per il suo affidamento non si concluderà positivamente. Per ora l’udienza dell’affidamento è fissata per il 7 dicembre. L’ultimo rinvio risale a ottobre, quando il giudice ha rigettato la richiesta del padre di vedere la figlia in tribunale, accogliendo quindi l’istanza degli avvocati di Nessy, secondo cui sarebbe stata una scelta rischiosa.
Nemmeno Nessy, allo stesso tempo, può lasciare il Paese. Sulla donna è in corso un procedimento, ora in esame alla Cassazione, che la vede accusata di adulterio a seguito della denuncia di Tamer. Se la Cassazione rigetta il ricorso, la giovane dovrebbe scontare una pena di 6 mesi di lavori forzati in Egitto. Tuttavia, l’ambasciata italiana sta lavorando affinché la mamma e la figlia possano rientrare al più presto in Italia, mentre i legali della donna hanno chiesto l’intervento delle autorità egiziane per far ottenere alla giovane la grazia del presidente Abdel Fattah al-Sisi.



