La deposizione dell’ingegnere Remo Sala al processo bis: la biomeccanica smentisce la pista del pugno e conferma la compatibilità con il cranio della ragazza.
Roma – Nel complesso iter giudiziario finalizzato a far luce sulla tragica scomparsa di Serena Mollicone, avvenuta nel giugno del 2001 ad Arce, la porta della caserma dei carabinieri rappresenta da anni uno degli elementi chiave dell’intera ricostruzione dell’accusa. Dinnanzi ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma, l’ingegnere Remo Sala, consulente tecnico della Procura al fianco dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, ha ripercorso e spiegato nel dettaglio l’intenso lavoro peritale condotto sulla frattura presente sul pannello in legno.
L’obiettivo primario dei quesiti posti dagli inquirenti era stabilire scientificamente se quel danno potesse essere stato causato da un pugno, come sostenuto dalla difesa, oppure dall’impatto del capo di una persona, nello specifico dal cranio di Serena Mollicone.

Nel corso del suo intervento, l’ingegner Sala ha illustrato la metodologia utilizzata per analizzare la struttura, articolata su tre livelli complementari che comprendono un’analisi teorico-geometrica delle fratture, una serie di prove sperimentali di laboratorio con simulatori e un riscontro tridimensionale tramite la TAC del cranio e del calco della lesione. Dall’esame visivo e radiografico del danneggiamento, situato ad un’altezza di poco superiore al metro e mezzo dal pavimento, emergono tre caratteristiche fondamentali. Innanzitutto, si nota l’assenza di graffi e lesioni puntuali sul laminato superficiale, segno che l’oggetto impattante era rivestito da un elemento morbido come la pelle. Inoltre, si evidenziano una frattura orizzontale retta dovuta all’ingresso di un bordo consistente e una frattura verticale perpendicolare generata dall’affondamento di una struttura con una geometria ben precisa.
Confrontando queste evidenze con le varie opzioni possibili, la consulenza si è soffermata sul confronto tra le diverse modalità di colpo. L’ipotesi del pugno di nocche è stata ampiamente esclusa e superata sia dalle prove di laboratorio, che mostravano fori e deformazioni del tutto differenti, sia dalle stesse dichiarazioni rese dagli imputati. Diversa è la questione riguardante il pugno di piatto, introdotto dalla tesi difensiva. Sebbene la zona del quinto metacarpale possa creare una linea d’impatto retta e non lasci segni sulla superficie esterna, l’analisi dimensionale ne segna il limite strutturale.

Come evidenziato da Sala attraverso le comparazioni grafiche e le simulazioni sui calchi, il pugno di piatto copre approssimativamente soltanto la metà dell’area complessiva della lesione presente sulla porta, la quale misura circa otto centimetri per otto. Al contrario, la conformazione dell’arcata e del margine laterale dell’orbita oculare del cranio risponde perfettamente a tutte le caratteristiche geometriche e volumetriche riscontrate sul reperto.
L’ingegnere Sala ha poi spiegato alla Corte la dinamica degli esperimenti condotti lasciando cadere, lungo una guida industriale a velocità controllata di sei metri al secondo, i calchi dei pugni e del teschio su una porta gemella a nido d’ape. Rispondendo alle contestazioni delle difese in merito alle forze necessarie per rompere le ossa del volto e al presunto ritorno elastico del legno, il consulente ha chiarito la fisica dei materiali coinvolti.
La forza teorica media di 1800 newton, calcolata inizialmente, considera un’opposizione uniforme lungo tutti i venti millimetri di penetrazione. In realtà, la porta offre una resistenza di tipo rigido-elastico: la forza accumulata nei primissimi millimetri genera un picco molto più elevato, in grado di raggiungere i valori di rottura delle strutture ossee più fragili dell’orbita e dello zigomo, dopodiché il pannello cede e la resistenza crolla. Inoltre, le analisi radiografiche dimostrano che la struttura interna in cartonato si è accartocciata in modo plastico e irreversibile, rendendo il ritorno elastico del laminato del tutto trascurabile e stimabile nell’ordine di un solo millimetro.

Detto in soldoni, questo significa che l’urto iniziale contro la porta è stato un vero e proprio scontro, violentissimo e sufficiente a fratturare le parti più delicate del viso prima ancora che il pannello cedesse e venisse sfondato.
Il perito si è infine soffermato sull’ipotesi di una seconda micro-lesione o di interventi successivi sul legno. Le caratteristiche di prominenza verso l’esterno di tali difetti secondari e la continuità delle fratture principali fanno propendere con decisione verso un unico evento ad impatto proveniente dall’esterno. In conclusione, l’ingegnere Sala ha ribadito davanti ai giudici che l’ipotesi del pugno di piatto sia da ritenersi del tutto incompatibile con la conformazione e lo sviluppo della lesione, mentre l’impatto del cranio risulta pienamente coerente e compatibile con la dinamica e la forma del danno.



