“Mandami una foto da nudo, così vedo se sei in forma”: l’orco in palestra

Un allenatore di pallavolo 41enne è indagato per violenza sessuale e pedopornografia. Sei baby atleti lo accusano.

Torino – C’era chi, a fine partita, gli scriveva “grazie coach”. I genitori lo stimavano e gli affidavano i propri figli, convinti di consegnarli a un maestro di sport e di vita. Dietro quella fiducia, però, si nascondeva, secondo la Procura di Torino, un predatore seriale: un allenatore di pallavolo di 41 anni, incensurato e con un lungo passato nel volley, oggi indagato per violenza sessuale e pedopornografia. Appena ricevuta la notifica dell’inchiesta, l’uomo ha rassegnato le dimissioni dalla società sportiva dell’hinterland torinese per cui lavorava.

Tutto sarebbe cominciato con un messaggio travestito da esigenza tecnica: “Mandami una tua foto da nudo, così ti dico se sei in forma”. Un pretesto, quello di monitorare lo stato fisico degli atleti, che per due anni avrebbe spalancato le porte a un incubo. Secondo l’accusa, una volta conquistata la fiducia dei ragazzi, il coach pretendeva prima foto intime, poi video, infine veri e propri atti sessuali autoregistrati dai minori e collezionati sul suo telefonino. “Richiedeva di avere con lui rapporti sessuali telematici“, la sintesi degli inquirenti.

A denunciarlo sono stati cinque giovanissimi, tutti ex componenti delle sue squadre maschili arrivate fino alla Serie C. All’epoca dei fatti avevano 15, 16 e 17 anni. Un sesto ragazzo risulta coinvolto perché avrebbe ricevuto dal tecnico materiale pedopornografico.

L’episodio più grave risale al marzo 2024. “Con più azioni, nella sua qualità di allenatore, intratteneva rapporti specificamente a sfondo sessuale”, scrivono gli investigatori. La vittima è un ragazzo di appena 15 anni che, come tutti gli altri, si trovava in una “condizione di soggezione psicologica“ nei confronti dell’adulto a cui era stato affidato “per ragioni di istruzione”. Proprio quel vincolo di autorità è, per la Pm Delia Boschetto, l’aggravante che pesa come un macigno.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Torino, va avanti. L’allenatore, difeso dall’avvocato Cesare Mariconda, finora ha scelto il silenzio. Restano le chat, i file sequestrati e quei “grazie coach” scritti da genitori ignari, che oggi suonano come una beffa atroce.