Liste d’attesa, il divario tra Regioni resta enorme

Nei primi nove mesi del 2026 le prestazioni sono aumentate e i ritardi si sono ridotti in percentuale, ma che l’appropriatezza delle prescrizioni continua a falsare il quadro.

Tra la Puglia, dove solo il 55,3% delle prime visite è stato garantito nei tempi, e la Basilicata, che ha toccato il 99%, c’è quasi il doppio di distanza. Il dato è contenuto nel Bollettino periodico sulle liste di attesa che Agenas ha presentato oggi, elaborato sulle informazioni della Piattaforma nazionale al 30 settembre 2026.

L’agenzia ha però avvertito che una percentuale altissima non è sempre sinonimo di efficienza: in alcune Regioni può dipendere dall’uso eccessivo della classe P, quella delle prestazioni programmabili entro 120 giorni, che consente di rispettare più facilmente i termini ma segnala un problema di appropriatezza o di presa in carico troppo dilazionata.

Su questa classe si concentra l’attenzione dei tecnici. A livello nazionale pesa il 34,9% delle prime visite, ma con scarti rilevanti da un territorio all’altro, e in diversi casi sotto quella etichetta sono finiti controlli registrati come primi accessi. Ne deriva che non è possibile stabilire con precisione quante persone abbiano davvero avuto bisogno di una prima valutazione specialistica. Per correggere la rotta è stato approvato il Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2026-2028, e per accompagnarlo è nato un Tavolo permanente che si è riunito la prima volta il 2 ottobre.

Alcuni territori hanno già sperimentato strumenti di controllo. Le Marche hanno costruito un sistema che analizza le ricette, segnala le incongruenze e permette alle aziende sanitarie di aprire un confronto con i medici: dal gennaio 2025 ha passato al vaglio più di 18 milioni di prescrizioni, individuandone oltre 50 mila in cui il quesito diagnostico non corrispondeva a una prima visita, e tra agosto e settembre ha generato circa 200 comunicazioni ai professionisti. A Trento l’Azienda sanitaria, l’Università e la Fondazione Bruno Kessler hanno sviluppato IntelliRAO, un prototipo di intelligenza artificiale che affianca il medico nella stesura del quesito e nella scelta della priorità, con l’obiettivo di rendere i criteri più omogenei.

Sullo sfondo restano i volumi complessivi, che sono cresciuti. Le prenotazioni su 14 tipi di prime visite e 22 esami diagnostici sono arrivate a 21,8 milioni contro i 19,7 dello stesso periodo del 2025, oltre il 10% in più. Le visite sono passate da 11,3 a 12,3 milioni e gli esami da 8,4 a 9,5 milioni. Nelle visite la quota garantita entro i termini è salita dal 76,9% al 78,6%, circa 935 mila prestazioni in più, mentre negli esami è passata dall’83,3% all’85%, con 1,1 milioni di accertamenti in più nei tempi. Nel complesso i cittadini che hanno ricevuto la prestazione entro i limiti sono oltre due milioni in più.

Il rovescio della medaglia è nei ritardi. Le prestazioni oltre il tempo massimo sono rimaste quasi invariate nei numeri assoluti, 2,11 milioni di visite e 1,084 milioni di esami, e sono calate soltanto in proporzione, dal 18,9% al 17,2% e dal 12,9% all’11,4%. Sommate fanno circa 3,2 milioni, che diventano 4 considerando anche quelle erogate nei giorni subito dopo la scadenza. Il direttore generale Angelo Tanese ha chiarito che i cittadini le hanno ricevute comunque, ma in ritardo.

Il rispetto dei termini cambia molto con la gravità. Tra le visite urgenti, da fare entro tre giorni, ci si è fermati all’81,7% dal 78,8% dell’anno prima, e tra quelle brevi, entro dieci giorni, all’80,6% dal 78,2%: in entrambi i casi circa una su cinque è rimasta fuori tempo. Negli esami le urgenze sono salite al 77,3% e le brevi al 78,2%. Le prestazioni differibili e programmabili hanno fatto meglio, con le visite al 73,4% e all’84,2% e gli esami all’85,5% e all’87,1%.

Le singole prestazioni mostrano le differenze più nette. Le visite oncologiche sono arrivate al 95,3%, mentre dermatologia e colonscopia continuano a faticare, con circa tre casi su dieci oltre i termini, nonostante i progressi rispettivamente al 69,9% e al 69,3%. Hanno guadagnato terreno anche la gastroscopia, al 72,6%, e l’ecografia mammaria, all’82%.

Per gli esami la geografia è diversa: Puglia, Umbria e Valle d’Aosta sono sotto il 70%, mentre Veneto, Campania, Basilicata, Marche, Lazio e Toscana superano il 90%, con il Veneto in testa al 97%. Tra le visite, oltre a Puglia, sotto il 70% ci sono anche Umbria, Sardegna, che è peggiorata rispetto al 68% precedente, e Friuli-Venezia Giulia.

Per Tanese i dati confermano un miglioramento diffuso e dimostrano che le Regioni lavorano con metodo, anche se le differenze territoriali restano. A suo giudizio la Piattaforma nazionale ha cambiato il modo di intervenire: “Oggi non ci muoviamo più al buio”. Conoscere i numeri, ha aggiunto, non basta, ed è per questo che Agenas sta portando avanti con ciascuna Regione un confronto sulle criticità e sulle azioni da mettere in campo.