La limonata della morte e il messaggio choc: “Mi sento più leggera”

In aula la ricostruzione ora per ora del delitto di Gemona. Per la prima volta la madre, rea confessa, scoppia in lacrime.

Udine – Una semplice limonata, preparata per una grigliata d’estate tra le mura di casa, è al centro di uno dei delitti più agghiaccianti del Friuli. È da quel bicchiere che, secondo l’accusa, è partita la mattanza che il 25 luglio 2025 ha spezzato la vita di Alessandro Venier, 35 anni, ucciso e fatto a pezzi nella sua abitazione di Gemona del Friuli. Davanti alla Corte d’assise di Udine è stata ricostruita, ora per ora, quella giornata di orrore. E per la prima volta in pubblico la madre dell’uomo, Lorena Venier, rea confessa, è scoppiata in lacrime al ricordo del figlio.

La ricostruzione, affidata ai carabinieri del Nucleo investigativo di Udine, è un mosaico implacabile messo insieme incrociando letture delle targhe, timbrature lavorative, traffico telefonico e telematico e i filmati di videosorveglianza. Un lavoro certosino che ha restituito, minuto per minuto, le ultime ore di vita del 35enne e la fredda macchina organizzativa che si sarebbe mossa attorno a lui.

Quella mattina Lorena era in ospedale per lavoro, mentre Alessandro si trovava a casa, dove aveva programmato una grigliata serale. A mezzogiorno la compagna della vittima, Mailyn Castro Monsalvo, le scrive un messaggio all’apparenza banale: “Quindi solo la limonata è da fare?”. Per l’accusa, proprio in quella bevanda sarebbe stato sciolto il farmaco narcotizzante che diede il via all’omicidio premeditato. Alle 15.58 la telecamera di un vicino riprende Alessandro vicino al garage: è la sua ultima immagine in vita.

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Alessandro Venier

Poi cala il buio sulla scena del massacro. Dalle 19.20 Lorena viene ripresa mentre trasporta un bidone blu e, poco dopo, il coperchio. Superate le 22 si accende più volte la luce del seminterrato, dove sono stati poi trovati gli attrezzi utilizzati per sezionare il corpo. E dopo la mezzanotte, due persone si muovono avanti e indietro, ripetutamente, tra la casa e il garage.

A inchiodare le due donne ci sono anche i loro telefoni. Le indagini sui cellulari hanno evidenziato ricerche online su “bidone” e “calce”, materiali acquistati nei giorni precedenti insieme a un coltello da macellaio. Il corpo di Alessandro, fatto a pezzi e nascosto in un bidone ricoperto di calce, verrà scoperto soltanto una settimana più tardi. E il 26 luglio, poche ore dopo la mattanza, Lorena aveva scritto a un’amica una frase che gela il sangue: si sentiva “più leggera”.

Oggi, in quell’aula di tribunale, quella stessa donna che si diceva sollevata ha mostrato per la prima volta un cedimento. A margine dell’udienza, davanti al ricordo del figlio Alessandro, Lorena Venier è scoppiata in lacrime. Il processo prosegue: a rispondere delle accuse restano la madre e la compagna della vittima.