L’annuncio della sala stampa vaticana: l’intervento al polmone si è “concluso positivamente nei tempi e nei modi previsti”.
Roma – Un filo di preghiera unisce piazza San Pietro, una cappella d’ospedale e il mondo intero. Mentre il cardinale Baldassarre Reina sgrana il rosario nella cappella Giovanni Paolo II del Policlinico Gemelli, pochi metri più in là, in una sala operatoria blindata, i chirurghi lavorano sul corpo di Papa Leone XIV. Sono le prime ore del pomeriggio di martedì 13 ottobre quando l’intervento ha inizio, e tutta la Chiesa si stringe, con il fiato sospeso, attorno al suo Vescovo. In serata è arrivato l’annuncio della sala stampa vaticana: l’intervento al polmone si è “concluso positivamente nei tempi e nei modi previsti”.
Era stato lo stesso Pontefice, domenica, a spiazzare i fedeli. Dopo la recita dell’Angelus, con una serenità che ha commosso la piazza, Robert Francis Prevost ha confidato di avere un nodulo circoscritto al polmone, emerso durante controlli di routine. “È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato – ha spiegato –. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo. Mi affido alla vostra preghiera“.
Martedì mattina il Papa, 71 anni, ha lasciato il Vaticano dalla Porta del Perugino ed è arrivato al Gemelli in auto, accompagnato dal suo medico personale Luigi Carbone. È sceso a piedi, da solo, sorridente e sereno, accolto da una folla che lo attendeva dal mattino e che, al suo passaggio, è esplosa in un applauso. Un’immagine di forza che ha scaldato il cuore dei presenti: “Preghiamo per lui”, ripetevano i fedeli.
L’operazione – una delicata asportazione del nodulo affidata all’équipe di chirurgia toracica guidata dal professor Stefano Margaritora – dura in genere dalle due alle tre ore. Un intervento complesso ma, in assenza di complicanze, dai tempi di ripresa rapidi: già dal giorno dopo il paziente può alzarsi, camminare e mangiare da solo. Il ricovero è previsto per circa una settimana, con le udienze sospese fino al 20 ottobre. Il Papa alloggia al decimo piano, nell’ala dei solventi, perché l’appartamento papale è in ristrutturazione.
Dal Vaticano trapela ottimismo. “Un fulmine a ciel sereno, nessuno se lo aspettava”, ha ammesso il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, “ma grazie a Dio ci si è accorti subito e si può intervenire”. A stringersi attorno al Pontefice anche le istituzioni: Sergio Mattarella gli ha fatto giungere “l’affettuoso pensiero degli italiani tutti”, mentre la premier Giorgia Meloni ha confidato di essere “rincuorata” dalla sua serenità.
E lui, Leone, pensa già al futuro: il viaggio in Perù, in programma dal 6 al 17 novembre, resta confermato. A Callao, dove fu amministratore apostolico, lo attende persino una statua alta 14 metri. Perché, come ha assicurato a un cardinale, “non è una malattia grave”. Ora tocca solo pregare.



