La droga sarebbe stata nascosta nelle auto della concessionaria, con oltre 3mila dosi cedute e consegne organizzate anche vicino a una scuola.
Como – I finanzieri del Gruppo di Ponte Chiasso, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, hanno portato alla luce un radicato traffico di cocaina in provincia, perpetrato da alcuni componenti di una famiglia di origine marocchina, dediti allo stoccaggio, al confezionamento in dosi e al capillare spaccio al minuto.
A seguito delle risultanze investigative e della richiesta di applicazione di misure coercitive avanzata dal pubblico ministero titolare delle indagini, quattro fratelli indagati sono stati sottoposti ad interrogatorio preventivo da parte del giudice per le indagini preliminari di Como, il quale, all’esito del predetto atto istruttorio, ha emesso ordinanza di custodia cautelare:
- in carcere per due fratelli;
- agli arresti domiciliari per il terzo.
Più specificatamente, il sodalizio criminale, particolarmente attivo in questa Provincia da oltre vent’anni, aveva messo a punto un raffinato modus operandi, incentrato sull’utilizzo di una ditta individuale con luogo d’esercizio in Senna Comasco intestata a uno dei fratelli – anch’egli destinatario di occ -, specializzata, tra l’altro, nel commercio di autoveicoli usati.
Il titolare dell’attività, peraltro, in possesso di un importante parco auto – nell’ordine di una cinquantina -, che le indagini dimostreranno essere utilizzato per l’attività di spaccio al minuto anche dagli altri fratelli, faceva apporre delle targhe prova così da rendere difficoltoso il monitoraggio dei lettori di targhe dei sistemi di videosorveglianza installati lungo le arterie provinciali abitualmente percorse.
Le indagini, coordinate dall’autorità giudiziaria lariana, venivano condotte mediante attività tecniche, riprese video, tracciamenti GPS e servizi di osservazione e pedinamento, anche grazie all’ausilio tecnico del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, permettendo di delineare i singoli ruoli di ciascuno dei componenti del nucleo familiare in argomento. Il più attivo era uno dei fratelli, classe ’83, che si occupava prevalentemente dello stoccaggio e delle consegne della cocaina; coadiuvato dagli altri due. Il titolare della concessionaria garantiva l’indispensabile supporto logistico mettendo a disposizione locali e vetture aziendali.
Lo stupefacente veniva custodito all’interno di nascondigli ad hoc ricavati nelle auto parcheggiate nel piazzale della ditta, come il bocchettone del carburante, da cui il consegnatario attingeva prima di effettuare cessioni “in itinere” nei comuni di Como, Capiago Intimiano, Montorfano e Lipomo, operando spesso in orario diurno e indossando tute da meccanico per mimetizzarsi nel contesto lavorativo.
Per garantire il totale anonimato delle comunicazioni legate al traffico illecito, altresì, il titolare adottava un particolare escamotage che non permetteva agli investigatori, nelle prime fasi dell’attività, di risalire alle reali identità degli utilizzatori.
Servendosi infatti della concessionaria, lo stesso, sistematicamente, “rubava” le identità dei propri clienti richiedendo loro, che lo interpellavano per acquistare auto usate, la copia dei documenti d’identità, giustificandola con l’esecuzione delle previste formalità amministrative all’atto dei passaggi di proprietà. Tali documenti venivano utilizzati, ad insaputa degli ignari malcapitati, anche per attivare, presso un esercizio commerciale di Como, schede telefoniche risultate poi “dedicate” unicamente alle trattative illecite.
Particolare allarme hanno destato, inoltre, le modalità di distribuzione della droga, effettuate in più occasioni in prossimità di plessi scolastici; ad esempio nel comune di Capiago Intimiano veniva accertato che il pusher concordava gli appuntamenti per la consegna delle dosi direttamente nei parcheggi adiacenti alla Scuola Primaria “Giuseppe Verdi“.
L’illecito profitto veniva quantificato mediante attività di polizia giudiziaria (identificazione ed individuazione dei clienti che si erano rivolti ai pusher), corroborata dalle dichiarazioni rese che confermavano, appieno, le ipotesi investigative avanzate. Nel solo arco temporale compreso tra il febbraio e giugno 2025 veniva accertato lo smercio di oltre 3.000 dosi di cocaina (con una media di acquisto di un grammo, pari a due dosi, per ciascun cliente). Il gruppo operava senza soluzione di continuità, tant’è che le indagini dimostreranno che a fronte delle migliaia di dosi cedute i guadagni erano pari ad oltre 120.000 euro.
Il quadro indiziario raccolto ha portato alla contestazione dei reati di detenzione, trasporto e cessione di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di aver operato nei pressi di istituti scolastici.
A carico del titolare dell’autosalone è stato altresì addebitato il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) per l’illecita attivazione delle utenze telefoniche tramite l’indebito utilizzo dei documenti d’identità della clientela.
Sono in corso perquisizioni locali e domiciliari in Como, Capiago Intimiano e Senna Comasco, a cui stanno partecipando anche le unità cinofile antidroga (cani “ARAN”, “LEON” e “ANIMA”) e “cash dog” “Jupiter” in forza al Gruppo Ponte Chiasso, per la ricerca di sostanze stupefacenti e contanti, in una cornice di sicurezza garantita anche dall’impiego di personale specializzato A.T.P.I. “Anti Terrorismo – Pronto Impiego” del Gruppo Como e di un elicottero del Reparto Aeronavale Lombardia.



