Accolta la richiesta dei genitori: per la prima volta i tre figli trascorreranno l’intero weekend nella casa di Palmoli, senza sorveglianti.
Palmoli (Chieti) – C’è una porta di casa che, dopo 330 giorni, tornerà finalmente a chiudersi su una famiglia intera, senza occhi estranei a vigilare. Per la prima volta dopo 11 lunghi mesi di lontananza, i tre bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco” potranno dormire sotto lo stesso tetto di mamma Catherine e papà Nathan, abbracciati nel silenzio della notte come accadeva prima che un provvedimento del tribunale spezzasse la loro quotidianità.
A dare l’annuncio, con la voce rotta dall’emozione, è stato l’avvocato Simone Pillon, legale della coppia: “I bambini potranno trascorrere il prossimo fine settimana a casa con i loro genitori, liberamente e senza alcuna presenza estranea alla famiglia“. Una conquista attesa a lungo che, assicura il legale, segna ormai il punto di non ritorno: “La strada per il pieno ricongiungimento è alle battute finali. Mamma Catherine e papà Nathan sono molto felici”.
I tre fratellini – due gemelli di sei anni e la primogenita di otto – sono attesi sabato mattina nella nuova abitazione di Palmoli, in provincia di Chieti, dove resteranno fino al pomeriggio di domenica: 36 ore appena, prima di dover tornare nella struttura protetta di Vasto in cui furono collocati il 20 novembre dello scorso anno. Durante il giorno potranno persino rimettere piede nel casolare nel bosco, per rivedere gli animali con cui erano cresciuti e salutare i vicini.
La casa è stata concessa dal Comune in comodato gratuito per due anni, a pochi passi dal campo sportivo del paese. E il sindaco Giuseppe Masciulli non ha dubbi: “Il problema casa non esiste, il problema scolarizzazione non esiste, il problema socializzazione non esiste. Tutte le visite mediche possibili sono state condotte dagli specialisti e tutti gli psicologi e i neuropsichiatri che si sono occupati della vicenda hanno raccomandato il rapido ricongiungimento dei minori con la famiglia”.
La storia aveva fatto discutere l’intero Paese. Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, coppia di origini anglo-australiane, avevano scelto di crescere i figli lontano dal mondo, in un casolare immerso nei boschi, senza acqua corrente né elettricità. Una vita a contatto con la natura che il Tribunale per i minorenni dell’Aquila aveva però giudicato incompatibile con la tutela dei piccoli, disponendo a fine 2025 la sospensione della responsabilità genitoriale. Da lì, una lunga e dolorosa battaglia legale.
Accanto ai genitori si è schierata una vasta rete di sostegno: Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia, ha rivendicato i quasi 90mila firmatari della petizione per il ricongiungimento. Ora resta soltanto l’ultimo miglio. E in quella casa di Palmoli, questo fine settimana, torneranno a risuonare le voci dei tre bambini. Per la prima volta, senza nessuno a contare i minuti.



