“Drogata e violentata per 24 ore in casa mia”: la denuncia di una 33enne

Due uomini dell’Est Europa sono indagati per violenza sessuale di gruppo e sequestro di persona.

Treviso – Un drink tra conoscenti, nella tranquillità di casa propria. Poi la testa che gira, un’euforia innaturale, i blackout. E un incubo che, secondo il suo racconto, sarebbe durato più di 24 ore. È la drammatica denuncia di una 33enne trevigiana che accusa due uomini originari dell’Est Europa, di 45 e 48 anni, di averla drogata, chiusa in casa e violentata a turno nel settembre del 2025. Per entrambi le ipotesi di reato sono violenza sessuale di gruppo e sequestro di persona. Ma ora l’inchiesta segna il passo: durante l’incidente probatorio la deposizione della donna si è interrotta e il Gip si è riservato di nominare un perito.

Tutto sarebbe cominciato in un bar vicino a casa, dove la donna aveva conosciuto gli indagati. Con uno dei due era nata una frequentazione, rafforzata da un gesto all’apparenza premuroso: l’uomo l’aveva accompagnata in ospedale per un problema a una gamba. Un favore che lei stessa ha raccontato di aver vissuto come un “debito di gratitudine”. Dopo un primo approccio respinto, un paio di settimane più tardi è arrivato l’invito per un drink. La 33enne lo ha fatto salire nell’appartamento insieme a un presunto cugino più giovane.

Da lì, stando alla denuncia, il buio. “Mi sentivo strana, ero euforica, ho avuto dei blackout e non capivo più nulla”, ha riferito la donna, che sospetta di essere stata stordita a sua insaputa con la cosiddetta droga dello stupro. Per tutta la notte e il giorno seguente in casa si sarebbero alternati i due indagati e il giovane, mai identificato. Le avrebbero sottratto chiavi e cellulare, impedendole di fuggire o chiedere aiuto, tra violenze fisiche e minacce. Uno di loro, per spaventarla, si sarebbe presentato perfino come un trafficante di armi.

L’incubo sarebbe finito solo intorno alle 19 del giorno successivo, quando l’ultimo uomo ha lasciato l’abitazione. Rimasta sola e ancora sotto choc, la donna non ha voluto l’ambulanza sotto casa: “Mi vergognavo”, ha spiegato. Ha raggiunto a piedi una piazzetta vicina e da lì ha chiamato il 118, che ha allertato la polizia.

Al pronto soccorso del Ca’ Foncello sono scattati gli accertamenti di rito, poi, dopo qualche esitazione nel fare i nomi, la denuncia. Secondo la Procura, gli indagati avrebbero approfittato della sua condizione di inferiorità fisica e psichica, “causata dall’assunzione di sostanze alcoliche e stupefacenti”.

I due, difesi dall’avvocato Stefano Pietrobon, sostengono invece di aver sempre tenuto un comportamento rispettoso nei confronti della 33enne, assistita dall’avvocata Antonella Picco. Ora tutto è sospeso. Nei giorni scorsi la donna è stata ascoltata in incidente probatorio, l’udienza che serve a cristallizzare la sua testimonianza in vista di un eventuale processo, ma l’audizione è stata interrotta.

Su richiesta del Pm, il Gip si è riservato di affidare una perizia medica per stabilire se, viste le sue fragilità e lo stato di choc, sia in grado di sostenere l’esame. Dalla risposta dipende il futuro di un’inchiesta che, per ora, resta appesa al suo racconto.