Luigi Sibilio, 140 chili, condannato a 30 anni per il femminicidio di Trebaseleghe, uscirà 42 giorni prima.
Padova – Ci sono notizie che riaprono ferite mai rimarginate e che un’intera comunità fatica ad accettare. A nove anni dal femminicidio che sconvolse Trebaseleghe, l’uomo che uccise a coltellate Natasha Bettiolo resterà in carcere 42 giorni meno del previsto. Il motivo? La cella in cui era rinchiuso durante la custodia cautelare era troppo piccola: meno di tre metri quadrati per un detenuto che pesa 140 chili.
A ottenere lo sconto è Luigi Sibilio, 44 anni, originario del Napoletano e trapiantato a Santa Maria di Sala, nel Veneziano, condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione. Attraverso il suo legale l’uomo, oggi detenuto nel carcere di Montorio a Verona, ha presentato ricorso al Tribunale di sorveglianza di Venezia, lamentando di aver trascorso la detenzione preventiva, tra Padova e Vicenza, in uno spazio sotto la soglia minima. Un disagio reso ancora più pesante dalla sua stazza. I giudici gli hanno dato ragione, riconoscendogli un giorno di pena in meno ogni dieci trascorsi in quelle condizioni.
Un paradosso amaro, perché è la stessa mole che quel giorno gli salvò la vita. Era maggio 2017. Natasha, 45 anni, mamma di due figli, lavorava come cuoca nella mensa delle scuole elementari di Trebaseleghe. Sibilio la aspettò all’uscita e salì sulla sua Lancia Ypsilon armato di un coltello da cucina. Dopo un breve tragitto si scatenò la furia: prima i colpi all’addome, poi numerosi fendenti al collo, quelli fatali. Lei tentò disperatamente di difendersi, ferendosi a mani e braccia, e suonò il clacson per tre volte chiedendo aiuto. Non servì. Subito dopo l’uomo rivolse la lama contro se stesso, colpendosi al torace e al ventre, ma i fendenti non raggiunsero gli organi vitali proprio a causa del suo peso.
Il movente, stabilirono i giudici, fu la fine di una relazione durata appena un mese. Lui non si rassegnava. E come troppe volte accade, Natasha aveva già ricevuto minacce, senza mai denunciarle. Sul luogo del delitto arrivarono poco dopo i due figli: il loro pianto disperato, quel pomeriggio, nessuno a Trebaseleghe lo ha mai dimenticato.
Processato con rito abbreviato, Sibilio è stato condannato per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla minorata difesa della vittima, oltre che per porto d’arma e minacce aggravate. Pena confermata in appello e in Cassazione, con tre anni di libertà vigilata a fine condanna. E il conto potrebbe accorciarsi ancora: con la buona condotta, la legge prevede 45 giorni di sconto per ogni semestre scontato.
Una decisione che applica una norma nata dopo le condanne europee all’Italia per il sovraffollamento delle carceri. Ma che, per chi ha amato Natasha, ha il sapore di una beffa.



