Dopo lo sfratto dalla casa popolare nonna, figlia e genero dormono in auto

L’Ater li ha cacciati per morosità. Il Comune, però, sottolinea: “Hanno pensione e stipendio, affittino una casa”.

Treviso – Una coperta sul sedile posteriore, qualche borsa di vestiti, un po’ di cibo. E il condominio dove abitava fino a poche settimane fa a pochi metri dal parabrezza. È diventata questa la casa di Paola Groppo, 68 anni, ex addetta alle pulizie oggi in pensione: una piccola Kia Picanto parcheggiata nel quartiere San Pelaio. Dal 29 settembre, quando l’Ater l’ha sfrattata per morosità, è lì che passa le notti. Con l’inverno alle porte.

“Questa è la mia dimora, di notte fa freddo – ha raccontato a Il Corriere del Veneto –. Ho alcune coperte e in qualche modo mi arrangio. Speriamo che qualcuno si metta la mano sul cuore con l’inverno che arriva”. Non è sola. La figlia Alice, trentenne, e il genero di 44 anni, che lavora come saldatore, dormono anche loro in auto, in un’altra zona della città.

Il prezzo più alto lo paga il più piccolo. Il nipotino di sei anni è stato mandato in Marocco, dai nonni paterni, per non costringerlo a dormire in macchina. Ma lui vuole tornare: secondo la nonna, chiama di continuo per chiedere quando potrà rivederla.

All’origine di tutto c’è un debito di circa 20mila euro accumulato negli anni. La famiglia racconta di non essere più riuscita a stare dietro ai costi: il canone era di circa 300 euro al mese, ma le spese condominiali sarebbero arrivate a sfiorare i 4mila euro l’anno. Il giorno dello sfratto sono state cambiate le serrature della casa e del garage, dove sono rimaste anche alcune loro cose.

“Il Comune dice che non ci sono case vuote – si sfoga Groppo – ma io ne vedo due, solo qui intorno”. Dal Comune, però, la risposta è netta. “Avevamo pensato per loro un piano di rientro che non è stato rispettato – spiega l’assessora Gloria Tessarolo –. Non ci hanno mai chiesto aiuto mentre il debito cresceva, sono venuti da noi quando era troppo tardi”.

Secondo l’assessora, la settimana scorsa la donna aveva detto all’assistente sociale di aver trovato ospitalità dal compagno. E ancora: la famiglia “ha una pensione e uno stipendio” e potrebbe trovare casa sul libero mercato. “La soluzione? Che si affittino una casa. Io francamente mi chiedo perché dovremmo dare alloggi destinati all’emergenza abitativa a persone con stipendio e pensione”. Sul bambino in Marocco: “Hanno fatto una scelta anche saggia, non poteva dormire in macchina“. Due versioni lontane, in mezzo una nonna che conta le notti al freddo. E un bimbo che, dall’altra parte del mare, aspetta di tornare a casa.