Torna il bando a vita dalla politica per Totò Cuffaro

Dopo il patteggiamento a tre anni per corruzione, i giudici di Palermo hanno revocato la riabilitazione. I legali: “Faremo ricorso”.

Palermo – Il ritorno in politica era stato il suo riscatto, la prova che si può voltare pagina anche dopo il carcere. Ora quella pagina si richiude di colpo. Il tribunale di sorveglianza di Palermo ha revocato la riabilitazione a Totò Cuffaro, l’ex presidente della Regione Sicilia che lo scorso maggio ha patteggiato tre anni per corruzione e traffico di influenze illecite nell’inchiesta sulla sanità. Per lui torna così in vigore l’interdizione perpetua dai pubblici uffici: niente più candidature, niente più cariche elettive, niente più politica.

A chiedere la revoca è stata la Procuratrice generale Lia Sava, e i giudici le hanno dato ragione. L’effetto è che “rivive” in pieno la prima condanna, quella diventata definitiva nel gennaio 2011: sette anni per favoreggiamento e rivelazione di segreti delle indagini, reati aggravati dall’agevolazione di Cosa nostra. Una pena che l’allora senatore aveva scontato dietro le sbarre, uscendo in anticipo grazie alla buona condotta. Insieme all’interdizione tornano anche la menzione nel casellario giudiziale e tutti gli effetti civili e penali di quella sentenza.

La riabilitazione gli era stata concessa dopo cinque anni senza commettere reati. Era stata il lasciapassare per rimettersi in gioco alla guida della Nuova Dc. Poi è arrivata la nuova inchiesta: secondo la Procura, Cuffaro avrebbe “aggiustato” un concorso per la stabilizzazione di operatori sociosanitari all’ospedale Villa Sofia-Cervello e sarebbe intervenuto su alcuni appalti dell’Asp di Siracusa.

Il 15 maggio la Gup Ermelinda Marfia ha accolto il patteggiamento, liberandolo dai domiciliari. Ma a precise condizioni: la pena residua si sconta ai servizi sociali, alla Casa del sorriso di Monreale, tra le sei e le quindici ore a settimana, con un risarcimento di 15mila euro all’ospedale palermitano e all’azienda sanitaria siracusana. E soprattutto con il divieto di frequentare politici e pubblici amministratori. Basta un passo falso e i benefici saltano: per l’ex governatore si riaprirebbero le porte del carcere.

I suoi avvocati non ci stanno e annunciano ricorso: “La pena sostitutiva non può comportare automaticamente la revoca”. La partita giudiziaria, dunque, non è chiusa. Ma per ora l’uomo che per anni ha dominato la politica siciliana resta fuori dai giochi, e questa volta senza scadenza.