Atterrato a Ciampino l’aereo con le salme. Sulla pista presenti il Capo dello Stato Mattarella e la premier Meloni.
Roma – Quattro bare avvolte nel Tricolore, una pista immersa nel silenzio, le più alte cariche dello Stato in piedi ad attenderle. Poco dopo mezzogiorno di lunedì 2 novembre è atterrato all’aeroporto di Ciampino l’aereo militare che ha riportato in Italia le salme dei quattro militari morti giovedì 29 ottobre nello schianto di un elicottero Chinook in Bosnia: i sergenti dell’Esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci, del Corpo Militare della Croce Rossa.
Ad accogliere i feretri c’erano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Sulla pista del 31esimo Stormo, accanto ai quattro carri funebri, un folto schieramento di militari dell’Esercito, carabinieri e personale della Croce Rossa. Dalla pista le bare saranno portate al Celio, dove verrà allestita la camera ardente. I funerali dovrebbero svolgersi in settimana.
Dietro ogni bara, una storia. Claudio Marchesi, 35 anni, originario di Orvieto, era lo specialista di bordo. Simone Ruggia veniva da Salerno, la città dove amava tornare: gli amici d’infanzia lo chiamavano “friccolo“. Entrambi erano in servizio al primo reggimento Antares dell’aviazione dell’Esercito di Viterbo. Franco Adriano Zecchillo, milanese, perfusionista che aveva contribuito a creare la cardiochirurgia dell’ospedale di Legnano, avrebbe compiuto 65 anni due giorni dopo la tragedia. Laura Procacci, di Andria, era la prima donna sottufficiale della sua città ad aver giurato nel Corpo militare della Cri.
L’elicottero, un CH-47 impegnato nell’operazione Eufor Althea, è precipitato in un campo nella zona di Brčko, al confine con la Serbia. A bordo c’erano 15 persone: oltre ai quattro morti, 11 feriti. “È un miracolo che io sia ancora vivo. Ricordo solo che è stata questione di un secondo, di un impatto violentissimo”, ha raccontato dall’ospedale di Tuzla il tenente colonnello medico Flavio Favari, unico superstite della squadra sanitaria.
Sulle cause restano aperte due ipotesi: un’avaria tecnica o un errore umano. Esclusi attentati e azioni esterne. Le indagini sono tre: quelle delle autorità bosniache e due a Roma, entrambe contro ignoti. La Procura di Roma ha disposto l’autopsia su Laura Procacci, morta dopo il trasferimento in ospedale: si svolgerà oggi al Policlinico Tor Vergata. Decisive saranno la scatola nera e l’analisi dei rottami.


