Aborto fai-da-te al quarto mese con un farmaco dal Perù: 33enne rischia la vita

La donna è arrivata in piena notte al pronto soccorso con una forte emorragia. Indagata insieme alla madre: la legge 194 fissa il limite a 90 giorni.

Rimini – Doveva restare una faccenda chiusa tra le mura di casa. Si è trasformata in una corsa disperata in ospedale, nel cuore della notte. Una donna di 33 anni ha rischiato la vita dopo aver interrotto da sola la gravidanza, ormai arrivata al quarto mese, con un farmaco abortivo acquistato in Perù. Nella notte tra sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre si è presentata al Pronto soccorso di Rimini con una forte emorragia. Ora è indagata per aborto oltre i limiti di tempo consentiti dalla legge e con lei è indagata anche la madre, per concorso.

È stata la stessa 33enne a raccontare tutto ai medici che l’hanno presa in cura. Ha spiegato di aver assunto il farmaco per abortire in casa e, quando sono comparse le complicazioni, di aver chiesto aiuto ai familiari, che l’hanno accompagnata in ospedale. La donna voleva interrompere la gravidanza ma i tempi previsti dalla legge erano già scaduti: per questo avrebbe scelto la strada del fai-da-te.

A far scattare l’inchiesta è stato il medico di turno, che ha inviato la segnalazione alla polizia di Stato. Dopo il primo intervento delle Volanti, il caso è passato alla Squadra mobile, affiancata dagli agenti della Scientifica. Il sostituto procuratore Davide Ercolani ha aperto un fascicolo per aborto fuorilegge e ha disposto la perquisizione e il sequestro del feto per gli accertamenti medico-legali.

Saranno proprio questi esami a chiarire i due punti ancora aperti: a quante settimane fosse arrivata esattamente la gravidanza e se la donna abbia fatto tutto da sola prima della corsa in ospedale. Il riferimento è la legge 194 del 1978, che in Italia ha introdotto l’interruzione volontaria di gravidanza ma la consente solo entro i primi 90 giorni, salvo gravi motivi medici. Le pene, ricorda Newsrimini, vanno da uno a quattro anni per chi procura l’aborto, mentre per la donna consenziente è prevista la reclusione fino a sei mesi.