Email, stop ai “pixel spia” che ci osservano: ora serve il consenso

Scaduti i sei mesi concessi dal Garante della privacy, le caselle sono invase dagli avvisi di aziende e newsletter. Ecco come dire no al tracciamento senza perdere i messaggi.

Roma – Un puntino invisibile, nascosto tra le righe di una newsletter o di un’offerta promozionale, capace di rivelare a chi l’ha spedita quando abbiamo aperto il messaggio, quante volte e da quale dispositivo. Per anni ha lavorato nell’ombra, senza che quasi nessuno se ne accorgesse. Ora il “pixel spia” è costretto a uscire allo scoperto: il 29 ottobre sono scaduti i sei mesi concessi dal Garante della privacy ad aziende, piattaforme e newsletter per adeguarsi alle nuove linee guida sui tracking pixel. Ecco spiegata la valanga di email che in questi giorni sta intasando le caselle di posta degli italiani.

Il meccanismo è tanto semplice quanto subdolo. Si tratta di una minuscola immagine, spesso trasparente o dello stesso colore dello sfondo, che non si trova davvero dentro la mail ma su un server remoto. Quando il messaggio viene aperto e il programma di posta la scarica, al mittente arriva la segnalazione. E con essa, a seconda dei casi, l’indirizzo IP, il tipo di dispositivo, il tempo di lettura, il numero di aperture e perfino l’eventuale cancellazione o inoltro del messaggio. Il contenuto resta segreto, il comportamento di chi legge no. Non è però un sistema infallibile: le immagini possono scaricarsi in automatico anche se la mail non viene letta, mentre chi la apre in solo testo sfugge del tutto al tracciamento.

Con il provvedimento del 17 aprile, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile, l’Autorità ha messo nero su bianco che la pratica ricade nell’articolo 122 del Codice privacy, la stessa norma che regola i cookie, dentro la cornice del GDPR. Tradotto: chi usa i pixel deve informare prima il destinatario, in modo chiaro. E quando il tracciamento serve a spiare le abitudini del singolo, per profilarlo o calibrare le offerte, serve il suo consenso preventivo, libero e informato.

La buona notizia è che non bisogna rinunciare alla propria newsletter preferita. La revoca deve essere semplice, gratuita e selettiva: si può continuare a ricevere le email chiedendo soltanto che non contengano più pixel. Per questo ogni messaggio dovrebbe riportare un link o un’icona ben riconoscibile che porti alla pagina delle preferenze. E chi dice no non può essere penalizzato.

Il consenso, però, non serve sempre. Restano esenti le statistiche aggregate e anonime, usate anche per verificare che i messaggi arrivino a destinazione o per combattere lo spam, i pixel indispensabili per la sicurezza, come quelli legati all’autenticazione, e le comunicazioni di servizio che il mittente è tenuto a inviare, dalle modifiche contrattuali agli allarmi phishing.

Ora la palla passa agli ispettori: il Garante ha inserito la verifica delle nuove regole tra le attività ispettive del secondo semestre 2026. Chi ha fatto finta di nulla rischia di dover rendere conto di quel puntino invisibile.