Svanita nel nulla vicino al campus, l’angoscia per Rahel: come Angelica un anno fa

La studentessa etiope di 28 anni non dà notizie dal 19 ottobre. A Rende torna l’incubo delle donne scomparse senza risposta.

Cosenza – Un telefono che squilla a vuoto, poi più nulla. Da nove giorni Rende vive col fiato sospeso per Rahel Gebrezgi Mengesha, 28 anni, studentessa etiope dell’Università della Calabria, di cui si sono perse le tracce dal 19 ottobre. Le ultime segnalazioni la collocano nella zona delle Maisonettes, il complesso residenziale del campus di Arcavacata. Da lì in poi il silenzio: il cellulare è spento, nessuno è più riuscito a raggiungerla.

Amici e compagni di corso hanno riempito i social di appelli, diffondendo una descrizione della ragazza: alta circa un metro e 55, corporatura esile. Il caso è stato segnalato anche a “Chi l’ha visto?”. Chiunque abbia informazioni utili è invitato a chiamare il 112.

Martedì mattina il fratello di Rahel si è presentato alla sede della Croce Rossa di Cosenza. Ha raccontato ai volontari di essere partito dalla Germania per capire che fine abbia fatto la sorella e di aver sporto denuncia in Questura. “Si è mostrato decisamente preoccupato – riferiscono dalla Cri – ha parlato di alti e bassi vissuti dalla giovane, ma non ha idea di cosa sia potuto accadere, se sia partita o se sia ancora in Calabria”.

E nella stessa area urbana riaffiora un fantasma recente. Era il 25 novembre 2025 quando spariva Angelica Causil, donna trans colombiana di 28 anni che viveva a Quattromiglia, a pochi chilometri dal campus. Doveva inviare alla famiglia circa 10mila euro per comprare una casa in Colombia. La Procura di Cosenza ha aperto un fascicolo contro ignoti per sequestro di persona, ma a undici mesi di distanza di lei non si sa nulla.

Angelica Causil

A unire le due storie è la garante dei detenuti del Comune di Cosenza, Emilia Corea: “Un anno fa Angelica spariva così, nel nulla. Stesso raggio di chilometri, stessa polvere scura che oggi si posa sulle tracce interrotte di Rahel. Due storie, una sola mappa del silenzio”. Un grido d’allarme che però non prova alcun legame: gli inquirenti, ad oggi, non hanno indicato collegamenti tra i due casi.

Sullo sfondo resta un’altra ferita mai chiusa, quella di Rina Pennetti, mamma di due bambine di Spezzano della Sila, sparita a Rende il 6 ottobre 2009: la sua borsa, con telefono e documenti, fu ritrovata davanti a un negozio. Diciassette anni dopo, nessuna verità.

Rina Pennetti

Tre nomi, tre storie diverse. E una sola speranza: che qualcuno, da qualche parte, sappia qualcosa.