Stipendi, gli under 35 guadagnano quasi il 30% in meno degli over 50

L’analisi del Sole 24 Ore sui dati dell’Osservatorio Inps fotografa una forbice retributiva strutturale e radicata.

Un divario retributivo generazionale importante, che resiste al tempo e pesa sulle prospettive dei più giovani, anche quando sono inseriti in un contesto lavorativo stabile. In Italia, un lavoratore dipendente under 35 guadagna in media il 29,7% in meno rispetto a un collega over 50. A rivelarlo è un’elaborazione del Sole 24 Ore condotta sui dati dell’Osservatorio dipendenti del settore privato dell’Inps.

Il fenomeno non risparmia quasi nessun settore, ma mostra picchi particolarmente accentuati nelle professioni ad alto valore aggiunto. Nelle attività finanziarie e assicurative il gap sale infatti al 42,4%, toccando la quota record del 42,5% nei comparti dell’informazione e della comunicazione. Ad alimentare una forbice così ampia concorrono diversi elementi strutturali: gli scatti di anzianità, la progressione di carriera e l’accesso ai premi di produttività, tutti fattori che tendono a far lievitare gli stipendi con il passare degli anni di servizio.

La disparità emerge chiaramente analizzando i dati economici, pur tenendo conto che la rilevazione ha preso in esame esclusivamente i dipendenti con contratto full time e attivi per l’intero anno, escludendo quindi dal computo la piaga del lavoro precario e discontinuo.

Per i giovani under 35 l’imponibile previdenziale medio si attesta a 29.569 euro lordi all’anno, che si traducono in un netto annuo in busta paga pari a circa 20.000 euro. Ben diversa la situazione per i colleghi over 50, la cui retribuzione media lorda raggiunge i 42.145 euro all’anno, vale a dire 28.443 euro netti. Questa differenza di guadagno espone la fascia più giovane della forza lavoro al forte impatto dell’inflazione, riducendone la capacità di spesa e l’autonomia economica.

La forbice retributiva varia tuttavia a seconda del comparto economico considerato. Se nel commercio e nelle attività manifatturiere il divario si allinea alla media nazionale posizionandosi al 28,9%, nei settori dei trasporti (18,5%) e nei servizi di alloggio e ristorazione (19,2%) la distanza tende a ridursi. Il gap tocca il suo minimo nella sanità e nell’assistenza sociale (13,7%), un ambito dove però le retribuzioni complessive rimangono scarse per tutte le fasce d’età.

Guardando all’evoluzione dello scenario negli ultimi dieci anni, il quadro complessivo risulta sostanzialmente bloccato. Nel 2014 la distanza tra under 35 e over 50 era pari al 34,5%, segnando una lieve riduzione di 4,8 punti percentuali rispetto a oggi.

Tuttavia, si tratta di un miglioramento soltanto apparente. Se è vero che le retribuzioni medie sono cresciute del 17% in termini nominali rispetto a dieci anni fa, una volta parametrati gli importi all’erosione provocata dal costo della vita e dall’inflazione, la variazione della retribuzione reale risulta negativa e pari a un calo dello 0,9%. Un dato che conferma come, a distanza di un decennio, il potere d’acquisto dei lavoratori sia rimasto fermo al palo.