Secondo i dati della Commissione europea, tra accise e IVA si pagano 1,08 euro di imposte al litro (il 48% del totale). Pesano la crisi in Medio Oriente e il caro petrolio.
L’Italia si conferma il Paese dell’Unione europea con il carico fiscale più elevato sul gasolio. Tra accise e IVA, infatti, per ogni litro di carburante si pagano circa 1,08 euro di sole imposte, un importo che rappresenta il 48% del prezzo complessivo alla pompa. È quanto emerge dai dati diffusi dalla Commissione europea e aggiornati al 19 ottobre.
Analizzando i dati del bollettino europeo, l’importo delle tasse sul diesel in Italia (1,077 euro al litro) è il più alto in assoluto nell’Unione, superando nazioni come la Danimarca (1,070 euro), la Finlandia (1,024 euro) e la Francia (0,998 euro). La media dei Paesi della zona euro si ferma a 85,6 centesimi al litro, circa 22 centesimi in meno rispetto all’Italia. Agli ultimi posti si trovano invece la Polonia e la Spagna, dove le imposte pesano meno della metà rispetto al nostro Paese (rispettivamente 45,6 e 50,7 centesimi al litro). A livello di incidenza percentuale sul prezzo finale, il 48% italiano è superato unicamente da Malta (54,3%), a fronte di una media dell’area euro pari al 39,1%.
Discorso differente per quanto riguarda la benzina, dove la situazione italiana risulta maggiormente allineata alla media del continente. Il prezzo registrato il 19 ottobre si attestava a 2,015 euro al litro (ottavo valore più alto in Europa), ben lontano dai picchi toccati in Danimarca (2,604 euro) e inferiore anche a Francia e Germania. In questo caso l’importo assoluto di accise e IVA (circa 1,036 euro al litro) non risulta il più elevato in assoluto, pur superando la media della zona euro fissata a 96 centesimi.
Le tensioni sui prezzi dei carburanti continuano a tenere banco nell’agenda del governo Meloni, già messo alla prova nei mesi scorsi dalla scadenza del taglio delle accise e dall’introduzione di un tetto ai prezzi imposto dalle compagnie petrolifere, misure che tuttavia non hanno evitato proteste e tensioni nel settore dell’autotrasporto. All’origine dei forti rincari registrati a partire da febbraio c’è l’instabilità geopolitica in Medio Oriente, innescata dall’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dalla conseguente crisi di Hormuz. Secondo un rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio, tra la fine di febbraio e le settimane scorse il prezzo del petrolio — principale fattore di influenza per benzina e diesel — ha registrato un’impennata di circa due terzi (pari al 66% circa).



