Le analisi di Berlino sui 131 reperti di Pietracatella non avrebbero portato a nulla. Resta un mistero come la sostanza letale sia entrata in casa.
Campobasso – Doveva essere la prova regina, quella capace di dare un nome e un volto al veleno che ha spezzato due vite. E invece, almeno per ora, dai laboratori di Berlino arriva soltanto un silenzio che pesa come un macigno. Secondo le indiscrezioni lanciate dalla trasmissione Dentro la notizia e riprese da La Repubblica, gli esperti del Robert Koch Institute non avrebbero trovato alcuna traccia di ricina nei 131 reperti prelevati nella casa di Pietracatella, il piccolo paese del Molise dove lo scorso dicembre sono morte Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, di appena 15.
Niente negli alimenti, niente sugli oggetti catalogati. Una doccia fredda per gli inquirenti, che contavano sulla precisione dei tecnici tedeschi, capaci di individuare perfino microparticelle negli ambienti, per scoprire il “vettore”: il modo in cui la sostanza letale è entrata in quella casa. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, però frena: “Dalla Germania non sono pervenuti risultati”.
Se l’indiscrezione fosse confermata, verrebbe a mancare un riscontro fondamentale. Ma allo stesso tempo prenderebbe forza un’altra pista, quella che porta dritta alla cena del 23 dicembre. Quella sera a tavola c’erano soltanto Gianni Di Vita, ex sindaco del paese, la moglie Antonella e la piccola Sara. La figlia maggiore, Alice, era fuori con gli amici.
Cosa sia stato servito quella sera resta un mistero. Alice, che ha ricostruito con cura minuziosa un diario di pranzi e cene di quei giorni di festa, non lo sa. Il padre, dopo diversi “non ricordo”, ha parlato di una giardiniera di verdure e di avanzi di cozze che Antonella aveva portato a casa da una cena con i colleghi di studio.
Di quel pasto, però, non è rimasto nulla. La mattina seguente fu lo stesso Gianni Di Vita, come ha raccontato lui stesso, a portare via la spazzatura, e i cassonetti vennero svuotati prima delle feste. La polizia entrò in quella casa solo il 29 dicembre, quando madre e figlia erano ormai morte.
Intanto l’inchiesta per duplice omicidio premeditato va avanti su più fronti. Gli investigatori sono arrivati fino a Torino, dove Alice si è trasferita, per esaminare il suo smartphone: nessun accesso a Reddit, la piattaforma dove un utente anonimo aveva chiesto informazioni sull’uso della ricina. E in Questura a Campobasso è stato ascoltato di nuovo, come testimone, Vincenzo Cuzzone, primario di Rianimazione dell’ospedale Cardarelli, il medico che vide morire a poche ore di distanza prima Sara e poi Antonella. “È stato un approfondimento su questioni inerenti alla nostra gestione”, ha spiegato. In un filone parallelo, cinque medici restano indagati per omicidio colposo.
“Pensate per un secondo che io sia innocente. Aspettiamo che arrivino i risultati dalla Germania”, aveva detto pochi giorni fa Gianni Di Vita davanti alle telecamere di La Vita in diretta. Ora quei risultati sono attesi più che mai. Perché, a dieci mesi da quelle morti, il giallo della ricina resta ancora senza risposta.



