Sulla protesta degli autotrasportatori sventola la resa condizionata

Identificazioni a tappeto, scorte ai camion e la promessa di un decreto d’urgenza piegano la contestazione dei camionisti, mentre le industrie contano i danni della paralisi.

La vertenza degli autotrasportatori che per giorni ha tenuto in ostaggio il Mezzogiorno sembra essere giunta a una svolta decisiva, segnando l’inizio della fine di un blocco che ha sfiorato il punto di non ritorno per l’economia dell’intero Paese. Sotto il peso dei controlli a tappeto promossi dal Viminale e rassicurati dalla promessa di interventi governativi imminenti, i manifestanti hanno iniziato a smantellare i presidi che paralizzavano le arterie stradali e autostradali più strategiche del Sud Italia.

L’inversione di rotta è arrivata al termine di una giornata di altissima tensione, in cui lo Stato ha deciso di mostrare il pugno duro. Il ministero dell’Interno ha avviato un’imponente operazione di identificazione nei confronti di chi attuava in forma illegale i blocchi stradali, concentrando l’attenzione in particolare sulla Campania. I numeri dell’intervento testimoniano la determinazione delle forze dell’ordine: oltre milletrecento persone controllate, decine di denunce e centinaia di sanzioni amministrative. Per ripristinare la regolarità degli approvvigionamenti, il Viminale ha inoltre disposto la scorta armata per centinaia di mezzi pesanti, scortando i Tir verso i nodi logistici più critici, per consentire la ripresa delle operazioni di carico e scarico.

Sul fronte politico, la svolta si concretizza nell’imminente convocazione di un Consiglio dei ministri straordinario, fortemente voluto dalla presidenza del Consiglio per tradurre in norme le promesse fatte alla categoria. Il governo si appresta infatti a varare un decreto legge d’urgenza destinato a unificare le misure di sostegno economico per l’autotrasporto con nuovi fondi stanziati a tutela del comparto agricolo. Parallelamente, dal Viminale è arrivata la direttiva a prefetti e questori per mantenere massima l’allerta di fronte al pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata nelle proteste di piazza.

La risposta dei manifestanti non si è fatta attendere. In Campania, i presidi più critici di Caserta e Salerno sono stati progressivamente liberati, consentendo la graduale riapertura del traffico autostradale, sebbene una parte dei camionisti si sia riposizionata nei pressi di Pontecagnano. In Calabria, la federazione della logistica Fedralog ha deciso di sospendere l’astensione dal lavoro definendola una scelta di responsabilità verso la collettività, pur congelando la mobilitazione in attesa del tavolo di confronto con il Ministero dei Trasporti. Analogamente, in Sicilia gli autotrasportatori dell’Aias hanno rimosso i blocchi che soffocavano l’autostrada Messina-Catania e l’area portuale di Palermo, appagati dalle rassicurazioni prefettizie circa il loro coinvolgimento diretto nelle trattative nazionali.

La riapertura delle strade arriva tuttavia quando le conseguenze del blocco avevano ormai raggiunto livelli di guardia eccezionali, tra distributori di benzina lasciati a secco e scaffali dei supermercati desolatamente vuoti. Gli allarmi lanciati dalle unioni industriali di Campania e Puglia hanno trovato una drammatica conferma nelle testimonianze del mondo produttivo, dove grandi aziende agroalimentari si sono viste costrette ad annunciare il fermo imminente dei reparti e la cassa integrazione forzata per centinaia di dipendenti per impossibilità di stoccare la merce e mancanza di materia prima. Il rientro della protesta scongiura così il collasso definitivo delle filiere produttive del Mezzogiorno, lasciando però sul campo un conto salatissimo in termini di PIL e danni materiali.