Roberta Bertacchi, riesumata la salma: il Ris cerca la verità negli stivali

La 26enne di Casarano morì nel gennaio 2024, il fidanzato è indagato per istigazione al suicidio. La madre: “Troppi dubbi su quella morte”.

Lecce – Ci sono morti che non trovano pace, nemmeno dopo la sepoltura. Sono passati quasi tre anni da quell’alba del 6 gennaio 2024, quando Roberta Bertacchi, 26 anni, fu trovata senza vita al balconcino della sua casa di Casarano, stretta al collo da una sciarpa del Casarano Calcio. Eppure la verità sulla sua fine resta sospesa tra il gesto volontario e un sospetto che la famiglia non ha mai smesso di coltivare. Martedì 20 ottobre i carabinieri del Ris di Roma hanno riesumato la salma nel cimitero di Ruffano per recuperare gli stivali neri che la ragazza indossava quel giorno. Un dettaglio, all’apparenza. Che potrebbe però riscrivere l’intera storia.

Le suole verranno confrontate con le impronte rilevate sulla pensilina sotto il balcone e sulla porta d’ingresso dell’appartamento. Un passaggio cruciale: all’epoca, sulla scena, furono trovate appena due impronte, e nemmeno vicine al balconcino. Non solo. Alcuni testimoni avevano raccontato di aver visto sferrare un calcio alla porta di casa poco prima del ritrovamento del corpo.

Il giorno dopo, mercoledì 21 ottobre, gli specialisti del Ris sono tornati in quell’appartamento, oggi abitato da altre persone. Poco più di due ore di sopralluogo, con un laser scanner capace di restituire gli ambienti in 3D, esattamente come apparvero ai carabinieri quella mattina. Le foto scattate allora verranno inserite nella ricostruzione al computer per rispondere alla domanda che tormenta tutti: come avrebbe potuto muoversi Roberta per compiere quel gesto? Sotto la lente anche il nodo della sciarpa e gli abiti della giovane, su cui i periti valuteranno ulteriori analisi.

Roberta Bertacchi

Gli accertamenti sono stati disposti dal Gip Francesco Valente nell’ambito dell’incidente probatorio, dopo che il giudice ha accolto l’opposizione della famiglia alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Lecce.

Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Pm Rosaria Petrolo, c’è il rapporto con il fidanzato, Davide Falcone, 36 anni, indagato per istigazione al suicidio. L’uomo, ai domiciliari per un’altra indagine legata allo spaccio di droga, il 5 novembre dovrà comparire in tribunale per rispondere di maltrattamenti nei confronti della compagna. I carabinieri gli hanno prelevato un campione di saliva per estrarne il Dna. E dalle chat tra i due emerge il ritratto di una relazione turbolenta, segnata da continui conflitti.

“Il cuore è a pezzi. Siamo afflitti dal dolore per la perdita di Roberta, una piaga insanabile, appesantita da tanti dubbi su quella morte”, sono le parole della madre, Marina Bonomo, che non si arrende: “Le tante circostanze che meritano di essere chiarite non portano alla rassegnazione passiva”.

Sulla stessa linea l’avvocato della famiglia, Luciano De Francesco, che parla di una ragazza “precipitata in una relazione tossica, come d’altra parte si evince dalle chat”. E avverte: “Vedremo se la tesi suicidaria potrà essere messa in discussione”. Ora la parola passa alla scienza. Perché una mamma, a quasi tre anni da quel 6 gennaio, ha ancora diritto di sapere come è morta sua figlia.