Il sistema, ideato dall’architetto cinese Kongjian Yu, permette di attuare nelle città la naturale capacità di far defluire l’acqua, producendo equilibrio tra strade, edifici, parchi verdi e bacini.
Ormai il riscaldamento globale, oltre ad aumentare le temperature, ha come effetti eventi estremi quali nubifragi, frane e smottamenti. Le nostre città ne sono vittime predestinate visto il conclamato dissesto geologico del territorio.
All’improvviso una notizia e rimbalzata sul web: un rimedio efficace per evitare catastrofi sarebbe la costruzione di città spugna. Lo stupore è stato forte e qualche dubbio si è insinuato nella mente: sarà qualche colpo di calore?
Anche perché il termine spugna, nell’immediatezza, ha fatto pensare ad una persona che alza il gomito, il cui tasso alcolico e la sua tolleranza è sopra la media. In realtà il momento di sbigottimento è durato un attimo, giusto il tempo per rendersi conto che si tratta di un’ipotesi molto seria, altroché.
Per città spugna (o Sponge City) si intende un modello di pianificazione urbana progettato per assorbire, trattenere e filtrare l’acqua piovana in modo naturale, anziché allontanarla rapidamente tramite cemento e fognature.
Il suo funzionamento si basa su infrastrutture verdi al posto di superfici impermeabili (come asfalto e catrame), sostituite con aree verdi, parchi allagabili e suoli permeabili e utilizza sistemi come i giardini della pioggia, tetti verdi, trincee drenanti e bacini di raccolta temporanei.
L’acqua viene trattenuta localmente per alimentare le falde acquifere, rinfrescare l’aria nei periodi caldi e riutilizzata in caso di siccità. Questo sistema aiuta a prevenire allagamenti e alluvioni improvvise causate da nubifragi e bombe d’acqua.
Inoltre immagazzina una risorsa idrica preziosa da sfruttare nei mesi più aridi e incrementa la biodiversità urbana, riduce le isole di calore e migliora la qualità paesaggistica ed estetica della città. A prima vista una soluzione elementare, efficace e mirabolante.
Quando in una nostra città piove a dirotto, il suolo impermeabile diminuisce del 70% la penetrazione dell’acqua e i sistemi di scarico debordano in poco tempo. Si è sempre adoperata la stessa soluzione: deviare l’acqua piovana indirizzandola nelle tubature nel sottosuolo. Questo sistema nelle condizioni attuali non regge alla prova dei fatti.
L’idea è dell’architetto paesaggista cinese Kongjian Yu e si fonda sulle soluzioni della natura e sui drenaggi sostenibili. In questo modo il paesaggio delle città ritrova la sua naturale capacità di far defluire l’acqua, producendo un equilibrio tra strade, edifici, parchi verdi e bacini.
Il meccanismo permette che la pioggia non sia più solo un rifiuto da eliminare ma si trasforma in un rimedio efficace per le falde freatiche, per l’alimentazione del verde cittadino e per lo smantellamento delle isole di calore, ormai fuori registro. Il cittadino comune si chiede come può essere possibile.

Si inizia dalla sostituzione dell’asfalto con pavimenti che assorbono l’acqua. Inoltre la costruzione dei giardini della pioggia e dei canali vegetati. Completano il quadro aiuole composte da piante che ricevono l’acqua per filtrarla e, infine, consegnarla nei sotterranei.
E non è finita qui. Importanti anche i tetti verdi, giardini costruiti con sistema tecnologico idoneo per coltivare vegetazione su superfici non a contatto diretto con il terreno, in modo da contenere la pioggia. Rotterdam e Copenaghen sono all’avanguardia nel settore e l’idea sembra diffondersi anche nel Belpaese.
Capofila, almeno a livello progettuale, è Milano col Piano Urbano Integrato “Città Metropolitana Spugna”. Sono stati stanziati 51 milioni di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Si tratta di un progetto di riqualificazione urbana e ambientale, basato sul drenaggio sostenibile, utilizzo di suoli permeabili e tetti verdi per assorbire e immagazzinare l’acqua piovana localmente.
Oltre alla riduzione del calore e meno carico sulle fognature. Siamo in attesa che venga realizzato ma visti i precedenti non certo lusinghieri delle amministrazioni locali, si nutrono forti dubbi. Staremo a vedere.


