Uomo morto investito, ai familiari spettano 2,8 milioni di euro

La compagnia assicurativa voleva ridurre il risarcimento, ma la Corte d’Appello lo ha aumentato di 600mila euro.

Bologna – La morte di un uomo di 50 anni investito da un’auto nel marzo 2021 a Vignola, nel Modenese, è al centro di una causa civile che ha riservato un colpo di scena sul fronte economico. La Corte d’Appello di Bologna ha infatti aumentato il risarcimento ai familiari fino a 2 milioni e 800mila euro, ribaltando le aspettative della compagnia assicurativa. Proprio l’assicurazione, che puntava a ridurre la cifra stabilita in primo grado, si è ritrovata con una richiesta ancora più salata: 600mila euro in più rispetto ai circa 2,2 milioni iniziali.

L’incidente risale al 2 marzo 2021. Quel giorno un automobilista stava percorrendo la strada tra Castelvetro e Vignola, lungo il tratto in direzione Sassuolo-Vignola. Dalla ricostruzione processuale è emerso che avrebbe perso il controllo della vettura a causa della velocità troppo elevata e degli pneumatici usurati. Una combinazione pericolosa, che ha trasformato una normale percorrenza stradale in una tragedia.

L’auto è finita fuori dalla carreggiata. Prima ha urtato e danneggiato una cabina del gas, poi ha travolto un pedone che camminava sull’erba, proprio a ridosso della strada. Per il cinquantenne, marito e padre, non c’è stato nulla da fare: le gravi lesioni riportate nell’impatto si sono rivelate fatali.

Sul versante penale, il conducente ha scelto la strada del patteggiamento per omicidio colposo, ottenendo il via libera dal Gip del Tribunale di Modena. La sua responsabilità è stata quindi riconosciuta nell’ambito del procedimento. Restava aperta, invece, la partita civile, con il compito di quantificare il danno subito dai familiari della vittima.

Una prima risposta era arrivata nell’aprile 2025, quando il Tribunale di Modena aveva pubblicato la sentenza sul risarcimento. I giudici avevano preso atto che non vi erano contestazioni sulla responsabilità esclusiva dell’automobilista nell’incidente mortale. Ai congiunti erano stati riconosciuti circa 2 milioni e 200mila euro, a cui aggiungere interessi e spese legali.

A quel punto è entrata in scena la compagnia assicurativa, decisa a mettere mano alla somma. Il ricorso non riguardava la responsabilità del proprio assicurato, mai contestata, ma esclusivamente i criteri utilizzati per calcolare il danno economico. Attraverso tre distinti motivi di appello, l’obiettivo era ottenere una riduzione dell’importo. Ma le cose sono andate diversamente.

La seconda sezione civile della Corte d’Appello di Bologna ha bocciato tutte le richieste della compagnia, giudicando l’impugnazione “integralmente infondata”. Allo stesso tempo, ha accolto le istanze presentate dai familiari, riconoscendo altri 600mila euro rispetto alla cifra fissata in precedenza. Il totale sale così a 2 milioni e 800mila euro. Per l’assicurazione, insomma, il tentativo di risparmiare si è trasformato in un boomerang; per i congiunti, la Corte ha stabilito un risarcimento più alto, che ora potranno richiedere per intero.