Choc nella Chinatown di Prato. Un 53enne si è costituito: “Mi filmava mentre mi drogavo”. Ma gli inquirenti fiutano un movente più oscuro.
Prato – Ci sono delitti che sembrano già scritti e che, all’improvviso, si trasformano in un rebus capace di togliere il sonno agli investigatori. È quanto accaduto nel cuore della Chinatown pratese, dove un ragazzo di appena 17 anni è stato ucciso con due colpi di pistola alla testa e il suo corpo è stato poi dato alle fiamme, in un disperato tentativo di cancellare ogni traccia. Un orrore consumato nella soffitta di un affittacamere abusivo di via Marini, nel degrado del Macrolotto Zero, che riporta alla ribalta il volto più oscuro della criminalità cinese in città.
Il corpo del giovane, cittadino cinese regolare e residente con la propria famiglia, è stato scoperto nella tarda mattinata di martedì 13 ottobre. A tradire l’assassino è stato un principio d’incendio divampato al civico 61, all’angolo con via Erbosa: dalle finestre usciva un fumo denso e nero, mentre una quindicina di inquilini si riversava in strada in fila indiana. C’è chi giura di aver visto una donna con ustioni alla testa urlare disperata. Quando i vigili del fuoco hanno domato le fiamme, in mansarda li attendeva una scena agghiacciante: un cadavere riverso al suolo, raggiunto da due proiettili calibro 7,65.
La svolta è arrivata poche ore dopo. In questura si è presentato spontaneamente un connazionale della vittima, un uomo di 53 anni, irregolare sul territorio e con precedenti per spaccio. Si è autoaccusato del delitto raccontando una versione tanto brutale quanto lineare: avrebbe fatto fuoco perché il ragazzo non smetteva di filmarlo con il telefonino mentre assumeva stupefacenti.
Dopo gli spari avrebbe dato fuoco ai propri bagagli, poi la fuga e la pistola gettata in una campana per il vetro, dove gli inquirenti l’hanno effettivamente recuperata, nel punto esatto che lui stesso ha indicato. Le telecamere della zona hanno confermato i suoi spostamenti.
Eppure c’è qualcosa che non torna. La squadra mobile, coordinata dal sostituto procuratore Alessia La Placa e dal procuratore capo Luca Tescaroli, non crede fino in fondo a quel racconto. Troppi i punti oscuri: perché un 17enne regolare, che viveva con i genitori, si trovava in quella soffitta accanto a un pregiudicato? E perché costituirsi con tanta fretta?
Gli investigatori battono ora una pista inquietante: il possibile collegamento con il maxi incendio che, nella notte tra lunedì e martedì, ha completamente distrutto il supermercato cinese Mondo Market di via Carlo Marx, nella zona del Soccorso: un rogo di probabile matrice dolosa, che ha intossicato un’anziana di 79 anni.
Due episodi, a poche ore di distanza, che potrebbero essere le tessere di un unico, più ampio regolamento di conti. L’autopsia, in programma per domani, venerdì 16 ottobre, dovrà fornire le prime risposte certe. Perché, dietro la confessione fin troppo rapida di un uomo solo, gli inquirenti temono di intravedere l’ombra di una guerra criminale.



