Tre uomini sono stati arrestati dopo i colpi nelle aree di servizio. Recuperati gioielli, borse e dispositivi elettronici.
Roma – Un click sul telecomando, la convinzione di aver chiuso l’auto e, invece, le portiere rimaste aperte all’insaputa del proprietario: il trucco, messo a segno con un jammer camuffato da power bank è stato utilizzato nei parcheggi delle aree di servizio dell’A1, battuti alla ricerca di automobilisti intenti a concedersi una pausa.
È il sistema di furti ricostruito dalla polizia di Stato, che ha intercettato alla barriera di Roma Sud tre cittadini georgiani, con il bottino del colpo e un assortimento di oggetti di possibile provenienza furtiva degno di una piccola boutique itinerante.
A seguire le mosse della banda del “falso click” sono stati gli investigatori del IX Distretto Esposizione, insospettiti da un’autovettura a noleggio già notata nei pressi di alcuni condomìni romani. Gli accertamenti hanno restituito un itinerario tutt’altro che casuale: brevi soste nelle aree di servizio in direzione Napoli e poi il percorso inverso, con nuove ricognizioni tra le auto parcheggiate sull’altra carreggiata.
L’ultima tappa è stata l’area di servizio Casilina Est, nei pressi di Anagni. Il tempo di un caffè è bastato a trasformare una sosta in un furto: al ritorno, una coppia di automobilisti ha trovato una borsa firmata scomparsa ed una valigia aperta, con gli effetti personali sparsi nell’abitacolo.
Il viaggio dei tre, tuttavia, non è sfuggito all’occhio vigile degli investigatori. Seguendo gli spostamenti dell’utilitaria, gli agenti l’hanno intercettata mentre percorreva l’A1 a forte velocità, fermandola alla barriera di Roma Sud.
A bordo, il bagagliaio somigliava al retrobottega di un duty free clandestino: zaini, orologi, gioielli, occhiali da sole, accessori e dispositivi elettronici, un assortimento di possibile provenienza furtiva che viaggiava senza vetrine né scontrini. Tra la merce, spiccavano anche la borsa e la valigia sottratte poco prima, poi restituite ai legittimi proprietari.
Accanto al campionario, gli agenti hanno poi rinvenuto gli attrezzi del mestiere: un jammer nascosto sotto le sembianze di un caricabatterie portatile, capace di disturbare il segnale di chiusura delle auto, e strumenti potenzialmente utilizzabili per forzare serrature.

Le verifiche sono proseguite fino a Capannelle, dove gli investigatori hanno individuato un appartamento utilizzato come possibile punto d’appoggio, al cui interno sono stati rinvenuti ulteriori dispositivi elettronici, tra cui altri jammer, ed attrezzi per l’apertura delle porte.
Per i tre uomini è scattato l’arresto in concorso per furto aggravato. Uno di loro è stato arrestato anche per possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi validi per l’espatrio ed è risultato destinatario di un provvedimento di custodia cautelare in carcere, emerso dagli accertamenti sulla sua identità. L’autorità giudiziaria ha convalidato l’operato della polizia di Stato.



