Il delitto perfetto di Pertosa

Uccisa e abbandonata sulla Statale: il giallo di Isabella Panzella e il sospetto sfumato con la morte del fratellastro.

Salerno – Il delitto di Isabella Panzella è una di quelle storie di provincia in cui il dolore e il mistero finiscono per consumarsi lontano dai grandi riflettori mediatici, lasciando dietro di sé una scia di quesiti destinati a rimanere senza risposta. Era l’alba del 29 maggio 2016 quando il corpo senza vita della sessantanovenne veniva notato lungo la Strada Statale 19, nel territorio di Pertosa, in provincia di Salerno.

La donna giaceva a bordo carreggiata, vestita unicamente con una tuta e dei calzini, completamente priva di scarpe e con evidenti ecchimosi sul volto e sul capo. Inizialmente si ipotizzava un investimento da parte di un pirata della strada, ma gli esami medico-legali e i successivi rilievi svelavano rapidamente una realtà ben diversa e ben più atroce: Isabella era stata strangolata e il suo corpo era stato abbandonato sul ciglio dell’asfalto solo in un secondo momento.

Le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Sala Consilina e coordinate dalla Procura della Repubblica di Lagonegro si concentrarono subito sull’ambiente familiare e sulle ultime ore di vita della vittima. Gli investigatori cercarono di ricostruire le dinamiche personali e le relazioni di una vita riservata, orientando le proprie attenzioni sul fratellastro di Isabella, Benedetto Panzella. L’anziano fu ascoltato a più riprese dagli inquirenti per chiarire omissioni e incongruenze sui loro rapporti, venendo sottoposto a perquisizioni e accertamenti mirati, pur non avendo mai assunto formale iscrizione nel registro degli indagati. Questa gestione provocò anche le dure rimostranze del legale dell’uomo, che denunciò pubblicamente come il suo assistito avesse subito interrogatori e sequestri senza essere mai stato formalmente accusato. Il sospetto degli inquirenti era che tra i due vi fossero stati attriti irrisolti sfociati nella tragica aggressione culminata nell’omicidio.

Tuttavia, l’attività investigativa subì una battuta d’arresto definitiva pochi mesi dopo il fatto. Nel luglio del 2016, Benedetto Panzella morì per cause naturali presso l’ospedale di Polla, prima che gli inquirenti potessero chiudere il cerchio delle responsabilità o trovare riscontri certi in merito a un eventuale coinvolgimento diretto. Restò aperta anche l’ipotesi della presenza di un complice che potesse aver aiutato nel trasporto e nell’occultamento del cadavere sulla Statale, ma in assenza di prove materiali idonee a individuare terzi responsabili, la Procura si vide costretta a richiedere e ottenere l’archiviazione del fascicolo d’inchiesta.

A distanza di anni dal delitto, il caso di Isabella Panzella rimane un ‘cold case’ privo di un colpevole assicurato alla giustizia. Della donna resta il ricordo di una morte violenta e il gesto simbolico della comunità locale che, nel 2021, a cinque anni dalla tragedia, si è fatta carico insieme all’amministrazione comunale, di garantire a Isabella una degna sepoltura, nell’amara consapevolezza che sul motivo del suo omicidio e sull’identità di chi la lasciò in quella piazzola di sosta è calato un silenzio giudiziario che difficilmente verrà spezzato.