Un giovanissimo si è presentato alla porta della vittima per fotografare e ritirare i valori. La segnalazione immediata fa scattare il blitz.
Bergamo – Un intervento coordinato e fulmineo, reso possibile dalla tempestività dei canali informativi e dal pronto intuito operativo dei carabinieri, ha consentito di sventare un’insidiosa truffa ai danni di due sorelle, a Torre de’ Roveri, e di assicurarne alla giustizia l’autore materiale.
I fatti si sono consumati nel primo pomeriggio dell’8 ottobre 2026, quando una donna, residente in una via del centro cittadino, veniva contattata sulla linea telefonica di casa da un soggetto che affermava essere un militare dell’Arma. Con voce perentoria e tono istituzionale, l’interlocutore faceva credere alla vittima che la vettura intestata alla sorella fosse rimasta coinvolta in una rapina a una gioielleria di Bergamo.
Sfruttando lo stato di smarrimento e apprensione ingenerato dall’allarmante notizia, il finto carabiniere convinceva la padrona di casa a prelevare tutto il denaro contante e i monili d’oro che custodiva in casa, per poi sistemarli sul tavolo del soggiorno, per un presunto «controllo fotografico di verifica». Poco dopo, alla sua porta si presentava un giovane, incaricato di fotografare i gioielli.
La padrona di casa, insospettita dalla richiesta di consegnare i valori allo sconosciuto che avrebbe dovuti portarli in caserma per un riscontro, si opponeva con fermezza a cedere i propri beni e componeva il Numero Unico di Emergenza 112. Vistosi scoperto e di fronte all’insorgere di un’animata discussione, il ragazzo fuggiva precipitosamente a piedi.
In quei concitati momenti, l’operatore della Centrale Operativa dei carabinieri di Bergamo (quelli veri), acquisito all’istante ogni dettaglio dell’accaduto, diramava via radio una nota di ricerca prioritaria. La descrizione somatica — un individuo tra i 20 e i 25 anni, di carnagione molto scura, vestito interamente con abiti scuri e dotato di uno zaino — veniva immediatamente recapitata a tutti gli equipaggi in circuito sul territorio.
I militari della Tenenza carabinieri di Seriate, già impiegati in perlustrazione per la prevenzione dei reati contro il patrimonio, transitando a circa 600 metri in linea d’aria dal luogo del fatto, alle ore 16:10 circa, notavano un sospetto fermo sul marciapiede, intento a conversare animatamente al telefono cellulare.
La perfetta sovrapponibilità con i connotati appena diffusi dalla struttura operativa e l’incongruenza della sua presenza in quel punto isolato inducevano la pattuglia a procedere all’immediato accertamento.
Il fermato, sottoposto a perquisizione personale, veniva trovato in possesso di un elemento inconfutabile della vicenda: un badge plastificato inserito in una custodia trasparente con laccetto da collo, di colore nero, recante una riproduzione all’apparenza analoga allo stemma dell’Arma e sotto di esso la scritta «CARABINIERI»: si trattava, in sostanza, del finto tesserino utilizzato pochi istanti prima per trarre in inganno le ignare vittime.
Pertanto, su disposizione del Pubblico Ministero di turno presso la Procura della Repubblica di Bergamo, tempestivamente notiziato, il diciottenne veniva dichiarato in arresto in flagranza di reato con l’accusa di tentata truffa aggravata dalla minorata difesa, in concorso, e possesso di segni distintivi contraffatti, venendo trattenuto nelle camere di sicurezza in attesa del giudizio direttissimo, che si celebrava l’indomani.
Il giudice, oltre a convalidare l’arresto del 18enne, applicava nei suoi confronti la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Napoli.



