Agricoltori di nuovo in strada alle porte di Roma contro il caro carburanti: “Un chilo di grano vale 20 centesimi, così non lo produrrà più nessuno”.
Roma – C’è una rabbia che sa di terra e di gasolio, e che venerdì mattina ha di nuovo paralizzato la via Aurelia. All’altezza del chilometro 29, tra Palidoro e Torrimpietra, decine di agricoltori hanno trasformato la statale in un palcoscenico della disperazione: trattori messi di traverso, striscioni al vento e, sull’asfalto, il raccolto di una vita rovesciato come un atto d’accusa. Grano, verdura e latte abbandonati sul catrame, tra fumogeni colorati che salivano verso il cielo e il traffico verso la Capitale ingolfato in entrambi i sensi di marcia.
Il blocco, scattato nella mattinata di venerdì 9 ottobre, è soltanto l’ultimo atto di una mobilitazione che va avanti da settimane: il presidio è partito il 25 settembre a Torrimpietra, a nord di Fiumicino, con una prima manifestazione il 30 settembre. Più di dieci tra trattori e camion sono stati schierati sulla corsia in direzione Roma, con oltre cinquanta manifestanti radunati sotto lo striscione più eloquente: “Chiediamo dignità per il nostro lavoro“.
A dare fuoco alle polveri è, ancora una volta, il caro carburanti, che si somma a prezzi di vendita ormai fuori da ogni logica. “Un chilo di pane costa 4 euro, un chilo di grano venti centesimi – è lo sfogo di un manifestante –. Questo rapporto ci sta distruggendo. Il grano ci costa 35-40 euro al quintale di produzione, ce lo pagano 22-24. Probabilmente la prossima stagione non ci sarà più grano italiano: a questi costi non lo produrrà più nessuno”.

Parole che fotografano un settore con l’acqua alla gola, schiacciato tra l’aumento dei costi e le imposizioni della grande distribuzione. “Gli agricoltori hanno denunciato che non riescono più ad andare avanti e che in queste condizioni sono impossibilitati a tenere aperte le aziende”, ha spiegato Stefano De Angelis, dell’Usb, il sindacato di base sceso al loro fianco. “È un sistema che sta colpendo profondamente le piccole e medie imprese“.
Non è un fuoco di paglia. Da tre anni i trattori tornano ciclicamente a incolonnarsi lungo le consolari che circondano Roma, con un messaggio ripetuto come un mantra: “Difendiamo la nostra agricoltura e il nostro futuro. Senza agricoltura non c’è vita“. La protesta ha provocato disagi e rallentamenti, ma il vero ingorgo – avvertono dai campi – è quello di un comparto che rischia di spegnersi nel silenzio.



