L’incubo dei cani beagle in laboratorio: quattordici indagati

L’indagine dei carabinieri svela i presunti maltrattamenti sui cuccioli. La risposta della multinazionale respinge ogni accusa.

Verona – Un vero e proprio inferno a quattro zampe quello scoperto dai carabinieri del Cites e del nucleo forestale tra le mura della multinazionale veronese Aptuit. Per mesi i riflettori degli investigatori sono rimasti puntati sul colosso della ricerca farmaceutica, accusato di aver sottoposto decine di cani beagle a test spietati per la sperimentazione dei farmaci, calpestando a piedi pari ogni linea guida del ministero e spingendosi fino al maltrattamento sistematico, culminato spesso con la morte o con l’eutanasia degli animali.

Il bilancio finale dell’operazione chiude un cerchio durato quasi due anni e porta sul registro degli indagati ben quattordici persone tra vertici aziendali e medici dell’azienda sanitaria locale. Questi ultimi, stando alla ricostruzione della Procura, avrebbero chiuso un occhio e persino due firmando verbali d’ispezione aggiustati, garantendo così carta bianca all’azienda per proseguire indisturbata nei suoi esperimenti. Un quadro da incubo da cui, fortunatamente, diciassette cuccioli sono usciti sani e salvi, subito presi in consegna dalle associazioni per intraprendere un lungo percorso di riabilitazione physical e psicologica.

La replica della multinazionale non s’è fatta attendere ed è arrivata con il dente avvelenato. Attraverso una nota ufficiale la dirigenza si dichiara infatti profondamente costernata per il contenuto del comunicato diffuso dall’Arma, giudicando la ricostruzione in aperto contrasto con la presunzione di innocenza e denunciando un palese travisamento dei fatti su condotte mai accertate. Dall’azienda rimarcano poi come i molteplici controlli ministeriali svolti nel tempo abbiano sempre dato esito regolare, preannunciando battaglia legale in tutte le sedi per tutelare il proprio nome ed evitare che l’intera vicenda finisca a tarallucci e vino sulle spalle dei lavoratori.