Uccise l’ex moglie in strada col nipotino accanto: condannato all’ergastolo

La sentenza della Corte d’Assise di Chieti è arrivata esattamente un anno dopo il femminicidio di Cleria Mancini.

Pescara – C’è una data che a Lettomanoppello nessuno riuscirà più a dimenticare. Esattamente un anno dopo, nello stesso identico giorno in cui Cleria Mancini venne freddata in mezzo alla strada con due colpi di pistola, la giustizia ha pronunciato la sua parola più dura: ergastolo. La Corte d’Assise di Chieti ha condannato al carcere a vita Antonio Mancini, 70 anni, l’ex marito che il 9 ottobre 2025 trasformò una via tranquilla del piccolo borgo pescarese in un teatro di sangue, sotto gli occhi terrorizzati del nipotino di appena 12 anni.

Quel pomeriggio Cleria, sarta di 66 anni, viveva ormai separata dal marito da cinque anni. Non è bastato a salvarla. Mancini, pluripregiudicato, la raggiunse per strada a bordo di un triciclo elettrico, estrasse la pistola e fece fuoco. Due colpi, esplosi davanti a tutti. La donna si accasciò e morì sul colpo. Accanto a lei c’era il nipote dodicenne: uno dei proiettili lo sfiorò, ma per miracolo il bambino rimase illeso.

A rendere ancora più agghiacciante la vicenda sono i dettagli emersi in aula. L’arma, detenuta da anni, era appartenuta a un ex agente della polizia penitenziaria di Pescara. Quel giorno Mancini l’aveva mostrata a mezzo paese, ma nessuno la segnalò a una pattuglia dei carabinieri di passaggio. Al momento del delitto aveva un colpo in canna e un caricatore di riserva con 14 proiettili. Una telecamera riprese l’intera scena, immagine dopo immagine.

In tribunale uno dei due figli, costituiti parte civile, ha raccontato anni di violenze: il padre sarebbe stato violento con la madre sul piano fisico, psicologico ed economico. Eppure Cleria non aveva mai smesso di aiutarlo. Proprio nel pomeriggio dell’omicidio, ha riferito il figlio, il padre lo avrebbe minacciato di morte.

Oggi la resa dei conti. Accogliendo la richiesta della pm Giuliana Rana, la Corte presieduta dal giudice Guido Campli ha inflitto a Mancini l’ergastolo con isolamento diurno per due mesi, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la decadenza dalla responsabilità genitoriale. Una perizia del medico legale Ildo Polidoro ha stabilito che l’uomo era pienamente capace di intendere e di volere quando premette il grilletto, smontando la tesi difensiva della paranoia aggravata dall’alcol. Dovrà risarcire i familiari, con provvisionali già fissate in 250mila euro.

E in un intreccio del destino che pare non voler risparmiare questa famiglia, proprio tre giorni prima della sentenza uno dei figli sarebbe stato arrestato per violenza nei confronti della compagna. Un’ombra lunga, quella della violenza domestica, che sembra proiettarsi di generazione in generazione.

Mancini, oggi in carcere, ha ascoltato il verdetto in aula accanto al suo difensore. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Ma a Lettomanoppello la condanna più amara è già scritta: nessuna sentenza potrà restituire Cleria ai suoi cari, né cancellare lo sguardo di un bambino che ha visto morire una persona amata in mezzo alla strada.