Ricina, i dubbi del padre di Antonella sul genero e l’ombra del tradimento

Salvatore Di Ielsi torna a parlare di Gianni Di Vita, marito della figlia: “Non è possibile che abbia fatto tutto da solo, però è stato coinvolto”.

Campobasso – C’è un padre che non riesce a darsi pace e un genero che non riesce a liberarsi dai sospetti. A quasi dieci mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara, le due donne uccise da un misterioso avvelenamento da ricina a Pietracatella, piccolo centro del Molise, Salvatore Di Ielsi torna davanti alle telecamere e punta il dito proprio contro Gianni Di Vita, marito di Antonella e papà di Sara: “Non è possibile che abbia fatto tutto da solo, però è stato coinvolto”.

Ai microfoni di Dentro la notizia, il programma Mediaset condotto da Gianluigi Nuzzi, il 76enne – padre di Antonella e nonno di Sara – intreccia i dubbi sul genero con quelli che definisce vecchi tradimenti. “Intanto è successo, magari per una schifezza, queste schifezze…”, confida all’inviato Vincenzo Rubano. Poi la frecciata: “La moglie, caso mai, avrebbe dovuto fargliene già parecchi anni fa, a lui”. E ancora, amaro: “Per una donna si deve arrivare a questo?“.

Il giudizio sull’uomo resta sospeso tra l’affetto e il rancore. “Io l’ho chiamato il bravo fesso: è bravo ma è anche fesso. Poi lo sapete come siamo noi uomini…”, racconta. Non è la prima uscita pubblica contro il genero: già in una precedente intervista alla stessa trasmissione aveva tagliato corto con un lapidario “non mi fido di Gianni“.

Eppure, davanti alla domanda più diretta, il padre non trova la forza di condannarlo del tutto. “Gliel’ho chiesto io, apertamente: sei stato tu? Lui ha negato, ha detto io non c’entro. Gli credo“, ha raccontato a Il Corriere della Sera. Salvo aggiungere: “Non incolpo nessuno, però la situazione è quella che è, e nemmeno escludo nulla“.

Salvatore Di Ielsi ai microfoni di “Dentro la notizia“. Screen da video

Dietro le parole di un nonno distrutto resta il dramma di quei giorni di festa trasformati in tragedia. Fu proprio Salvatore ad accompagnare la figlia in ospedale il 27 dicembre, dopo una telefonata di Gianni che annunciava l’aggravarsi delle condizioni di Sara: quaranta chilometri da Pietracatella al Cardarelli di Campobasso, percorsi nel terrore. “I medici le dissero che Sara era morta. Lei cadde a terra“. All’indomani se ne andò anche Antonella.

Sulla vicenda la procura di Larino procede su un doppio binario: da un lato cinque medici indagati per omicidio colposo, dall’altro un fascicolo contro ignoti per duplice omicidio premeditato. Gli inquirenti hanno già escluso la pista accidentale, mentre il movente – ipotizzano – potrebbe annidarsi nelle crepe dei rapporti familiari. Gli studi di Gianni Di Vita sono stati perquisiti, una borsa della moglie sequestrata, e l’uomo è stato ascoltato più volte in questura.

Prove che inchiodino qualcuno, per ora, non ce ne sono. Ma il sospetto di un padre, pronunciato davanti a milioni di telespettatori, pesa come un macigno su un giallo che il Molise non riesce ancora a spiegarsi.