Donna incinta massacrata di botte dal compagno

La giovane, al quarto mese di gravidanza, è stata trovata dai carabinieri col volto tumefatto e sanguinante. L’uomo voleva strangolarla.

Napoli – Ci sono immagini che si conficcano negli occhi di chi le incrocia e non se ne vanno più: una ragazza poco più che ventenne, in mezzo alla strada nel cuore della notte, il viso coperto di sangue, una mano premuta sul ventre che custodisce una nuova vita e l’altra stretta disperatamente a quella del suo bambino di appena tre anni. È la scena agghiacciante che i carabinieri si sono trovati davanti a Torre del Greco, in provincia di Napoli, dove una giovane di soli 23 anni, incinta al quarto mese, è stata soccorsa dopo essere stata picchiata e minacciata di morte dal compagno.

Tutto si è consumato nella notte, in via Circumvallazione, dove era stata segnalata la presenza di una donna aggredita. I militari della Sezione radiomobile della compagnia locale sono arrivati all’altezza del civico 139 e hanno trovato la giovane in lacrime, il volto tumefatto, mentre chiedeva aiuto e teneva per mano il figlioletto, testimone innocente dell’orrore.

Dal suo racconto è emersa una verità brutale. Poco prima, tra le mura domestiche, la ragazza sarebbe stata colpita a più riprese con schiaffi e pugni dal compagno, un uomo di 27 anni. L’aggressione sarebbe culminata nella minaccia più spaventosa: quella di strangolarla. Solo la disperazione e l’istinto di madre le hanno dato la forza di fuggire in strada, portando in salvo se stessa, il bambino e la creatura che porta in grembo.

I carabinieri si sono subito messi sulle tracce dell’aggressore e lo hanno bloccato dopo pochi minuti, a due passi dall’abitazione familiare. Per lui sono scattate le manette con l’accusa di maltrattamenti in famiglia: è stato arrestato e trasferito in carcere.

La giovane è stata invece trasportata all’ospedale Maresca, dove i medici le hanno riscontrato plurime contusioni e traumi da percosse, giudicate guaribili in 15 giorni. Una volta dimessa, insieme al suo bambino è stata accompagnata in una struttura protetta, lontano dall’uomo che fino a poche ore prima chiamava compagno.

Un epilogo che, almeno per questa volta, non si è tinto di tragedia. Ma che riporta ancora una volta sotto i riflettori il dramma silenzioso della violenza domestica, consumata dietro porte chiuse, davanti agli occhi dei più piccoli.