In carcere ha detto di aver ammazzato la moglie perché “posseduta dal demonio”. Salva per miracolo la figlia Antonia.
Benevento – Un anno esatto dopo aver massacrato a colpi di pietra la moglie e il figlio 15enne, Salvatore Ocone passerà il resto dei suoi giorni dietro le sbarre. La Corte d’Assise di Benevento ha messo il sigillo su una delle pagine più nere della cronaca sannita: ergastolo, con otto mesi di isolamento diurno, per l’uomo di 59 anni che il 30 settembre 2025 trasformò la sua casa di Paupisi, piccolo borgo alle porte del capoluogo, in teatro di una mattanza familiare che aveva sconvolto l’Italia intera.
Fu un’alba di sangue. Ocone si accanì con una grossa pietra contro la moglie Elisabetta Polcino, conosciuta da tutti come Elisa, 49 anni, colpendola mentre si trovava ancora in casa. Poi, in un raptus che ancora oggi resta di difficile lettura, caricò in auto i due figli e fuggì, facendo perdere le proprie tracce. La disperata caccia all’uomo si chiuse solo alcune ore più tardi nelle campagne vicino a Ferrazzano, dove venne finalmente bloccato.
In quella fuga folle si consumò la seconda parte della tragedia. A perdere la vita fu anche il figlio Cosimo, appena 15 anni, mentre la sorella Antonia, 17 anni, veniva ridotta in fin di vita. La ragazza, unica sopravvissuta di quella famiglia distrutta, deve la vita ai medici che la operarono d’urgenza al Neuromed di Pozzilli: dopo mesi drammatici, appesa a un filo, è stata dimessa lo scorso marzo ed è potuta tornare a casa.
C’è un dettaglio che rende ancora più agghiacciante questa storia. Ocone ed Elisa erano a un passo dal traguardo delle nozze d’argento: di lì a pochi giorni avrebbero festeggiato 25 anni di matrimonio. Invece la festa si trasformò in lutto. Interrogato in carcere, l’uomo ha fornito una spiegazione tanto lucida quanto raccapricciante: avrebbe ucciso la compagna perché la riteneva “posseduta dal demonio”.
Con la sentenza, i giudici hanno accolto in pieno la richiesta avanzata dal procuratore della Repubblica di Benevento, Nicola D’Angelo. Per Ocone non ci sono attenuanti che tengano: l’ergastolo, la pena più dura prevista dal nostro ordinamento, mette la parola fine a un processo che ha tenuto col fiato sospeso un’intera comunità. Resta il dolore di Paupisi e, soprattutto, il futuro spezzato di una ragazza che dovrà imparare a convivere con l’orrore di aver perso, nella stessa notte, la madre, il fratello e ogni certezza.



