Il bimbo sarebbe stato spinto da un altro alunno a portare la lama in classe, dopo una lite con altri scolari.
Lecce – Un coltello da cucina lungo 13 centimetri era nascosto in fondo a uno zainetto colorato, tra astucci, quaderni e merende. A stringere quelle cinghie le spalle esili di un bambino di appena 6 anni. È la scena che si è materializzata, gelida e incredibile, in una scuola primaria di Trepuzzi, in provincia di Lecce, dove un’insegnante ha scoperto l’arma bianca durante un controllo. Un ritrovamento che ha lasciato senza parole maestri, famiglie e inquirenti, e che ora apre inquietanti interrogativi su cosa possa spingere un piccolo di seconda elementare a varcare il cancello di scuola con una lama in cartella.
A far scattare l’allarme, giovedì mattina, è stato un compagno di classe, che ha notato qualcosa e ha avvisato la maestra. È bastato aprire lo zaino per trovare il coltello, che non sarebbe mai stato usato né mostrato agli altri alunni. L’insegnante ha immediatamente informato la dirigente scolastica, dando il via a una catena di interventi rapidissima.
In pochi minuti a scuola sono arrivati i genitori del bambino e una pattuglia dei carabinieri. Del caso sono stati subito informati anche i servizi sociali, mentre le indagini vengono coordinate dalla Procura per i minorenni di Lecce, chiamata a ricostruire ogni dettaglio di una vicenda tanto delicata quanto spinosa, che ha per protagonista un bambino ben al di sotto dell’età imputabile.
Resta da chiarire il nodo più oscuro: come quel coltello sia finito nello zaino e, soprattutto, perché. L’ipotesi su cui lavorano gli investigatori è tra le più amare: il piccolo sarebbe stato spinto da un altro alunno a portare la lama in classe, dopo una lite con altri scolari. Un gesto che il bambino, alla sua età, difficilmente poteva comprendere fino in fondo.
Dietro un episodio che fa gelare il sangue si nasconde così una storia fatta di fragilità infantili, dinamiche tra bambini e responsabilità tutte adulte. Sarà ora compito degli inquirenti e dei servizi sociali fare piena luce, mettendo al centro la tutela del minore e capendo chi, in quella catena, abbia messo un coltello nelle mani di un bambino di sei anni.