Sette indagati per omicidio colposo. Il giovane rocciatore lavorava di notte, da solo, sul nuovo impianto di luci dell’Anfiteatro. Lunedì l’autopsia.
Roma – Aveva solo 22 anni e tutta la vita davanti. Andrea Moretti è morto nel cuore della notte tra martedì e mercoledì dentro il Colosseo, precipitando nel vuoto per una decina di metri mentre montava il nuovo impianto di illuminazione dell’Anfiteatro Flavio. Un volo fatale nel monumento più famoso del mondo, deserto e silenzioso a quell’ora, dove il giovane rocciatore stava lavorando in quota, sospeso nel buio, quando qualcosa è andato terribilmente storto. La Procura vuole vederci chiaro: sono sette gli indagati per omicidio colposo.
Originario di Tottea, piccola frazione in provincia di Teramo, Andrea era un operaio rocciatore esperto, specializzato nei lavori in fune. Eppure quella notte, quando i soccorritori lo hanno raggiunto, indossava sì l’imbracatura e il caschetto, ma la fune di sicurezza era rimasta staccata: integra, con l’occhiello libero, come se non fosse mai stata agganciata. È il giallo attorno a cui ruota l’intera inchiesta.
A rendere ancora più amaro il quadro è un dettaglio emerso dai racconti dei colleghi: Andrea lavorava da solo, sospeso nel vuoto, senza nessun assistente a terra pronto a intervenire in caso di emergenza. Con lui, nel cantiere, c’erano altri due operai – tra cui il cognato – che di lì a poco si sarebbero fermati per cenare. Avevano iniziato il turno verso le 19 e avrebbero proseguito fino a notte fonda.
Sul tragico incidente la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo in violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, iscrivendo nel registro degli indagati sette persone. Sotto la lente ci sono i responsabili dei lavori del Parco archeologico, i coordinatori della sicurezza, il delegato del ministero della Cultura e i dirigenti delle due ditte coinvolte, quella appaltante e quella in subappalto. Un atto in gran parte dovuto, in vista dell’autopsia fissata per lunedì all’Istituto di Medicina Legale della Sapienza.

Gli inquirenti stanno passando al setaccio l’intera catena degli appalti e tutta la documentazione del cantiere, aperto dall’aprile 2025 per allestire la nuova, scenografica illuminazione del Colosseo, la cui inaugurazione, prevista per il 9 ottobre, è già stata rinviata. Restano aperte tutte le piste: dal malfunzionamento dell’attrezzatura all’errore umano, fino all’ipotesi di una illuminazione insufficiente nel punto in cui il ragazzo stava operando. Decisive saranno le immagini delle telecamere, una delle quali avrebbe ripreso l’intera scena.
Nel segno del lutto, il Colosseo è rimasto chiuso per tre giorni e dovrebbe riaprire sabato. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha voluto prima incontrare i lavoratori del Parco per verificare le loro condizioni psicologiche, mentre i sindacati chiedono a gran voce un confronto ufficiale e hanno indetto un’assemblea per lunedì. Durissimo il segretario della Cgil Maurizio Landini: “La precarietà non è una sfortuna, la precarietà uccide”.
Intanto, davanti all’istituto di medicina legale, i genitori di Andrea, Fabrizio e Silvana, e una delle sue tre sorelle attendono una sola cosa: la verità. “Vogliamo sapere perché Andrea è morto”, ripetono. Un dolore reso ancora più crudele dal fatto che anche il padre del ragazzo, anni fa, aveva perso una gamba in un incidente sul lavoro.