Geli Raubal fu uccisa da Hitler? “L’alibi del Führer non regge”

Tre carte ritrovate in un archivio di Monaco retrodatano di 24 ore la morte della nipote del dittatore. E lo zio, quel giorno, era ancora in città.

Monaco di Baviera – Ci sono morti che non smettono mai di parlare, nemmeno dopo quasi un secolo di silenzio ufficiale. È il caso di Geli Raubal, la nipote 23enne di Adolf Hitler, trovata senza vita con un colpo di pistola nell’appartamento dello zio, in quella Prinzregentenplatz di Monaco dove aveva vissuto per anni sotto il suo sguardo possessivo. Suicidio, sentenziarono le autorità nel 1931. Ma tre documenti riemersi dalla polvere di un archivio bavarese fanno oggi tremare quella verità di comodo, e riportano il futuro dittatore proprio sulla scena del delitto.

A rimettere tutto in discussione è lo storico tedesco Harald Sandner, studioso di lungo corso della biografia del Führer, che negli archivi di Stato e comunali di Monaco ha scovato due necrologi e una registrazione di morte dell’anagrafe. Lo scoop lo ha rilanciato il settimanale Der Spiegel. E le carte raccontano un’altra storia rispetto a quella tramandata per decenni.

Secondo la versione ufficiale, il corpo di Geli sarebbe stato scoperto la mattina di sabato 19 settembre 1931, riverso sul pavimento della sua stanza chiusa dall’interno, dal domestico di Hitler, Georg Winter. Hitler, dal canto suo, aveva sempre sostenuto di aver lasciato Monaco nel pomeriggio del 18 settembre per raggiungere Norimberga: l’alibi perfetto, che lo collocava lontano dall’appartamento al momento della tragedia.

I tre documenti ritrovati, però, fissano il ritrovamento del cadavere alle 10:15 del 18 settembre, un giorno intero prima. E a quell’ora Hitler era ancora in città: secondo Sandner partecipò tra le 10:30 e le 12:30 a una riunione di partito a Monaco, prima di partire per Norimberga solo nel pomeriggio. Se le carte dicono il vero, l’alibi del capo nazista crolla.

A infittire i sospetti resta un dettaglio pesante: sul corpo di Geli, nonostante la ferita d’arma da fuoco, non fu mai eseguita alcuna autopsia. Per Sandner potrebbe essere il segno di una collaborazione tra la polizia di Monaco e il Partito Nazista per proteggere l’uomo che stava per diventare l’astro nascente della politica tedesca. Lo storico è cauto: i documenti non provano che Hitler abbia ucciso la nipote, né che i verbali siano stati manomessi.

Adolf Hitler e la nipote Geli Raubal

Già all’epoca, del resto, i giornali non avevano creduto alla favola del suicidio. La Münchner Post, vicina ai socialdemocratici, scrisse di un litigio violento tra i due, di lividi sul corpo della ragazza e di riunioni d’emergenza al quartier generale nazista per decidere come raccontare la vicenda all’opinione pubblica. Sullo sfondo, da sempre, l’ombra di un rapporto morboso: Hitler ne controllava ogni movimento, ne finanziava gli studi da cantante e mal tollerava il desiderio di lei di trasferirsi a Vienna. Una relazione che molti definirono incestuosa, senza che mai se ne trovasse la prova.

Non tutti gli storici, però, gridano allo scandalo. La studiosa Heike Görtemaker invita alla prudenza: la discrepanza sulle date, sostiene, potrebbe essere un semplice errore di trascrizione d’ufficio. Sandner, che a novembre pubblicherà un libro basato anche su questi ritrovamenti, non ha l’ultima parola. Ma il dubbio, dopo 95 anni, è tornato a bussare alla porta di quell’appartamento di Monaco.